Ciclismo

Un presidente "very british"

di Enrico Carpani

  • 27.09.2013, 20:20
  • 4 maggio, 11:57
Brian Cookson

Brian Cookson

  • KEYSTONE
Di: RSI Sport 

Ci sono volute quasi sei ore di accesi dibattiti - non senza qualche attimo di vivace polemica ad accompagnare le schermaglie giuridiche che hanno fatto da sfondo all'intera procedura - prima che il 185o Congresso dell'UCI potesse finalmente sfociare nell'attesissima elezione del nuovo presidente. Di fronte, in quella che da alcuni mesi si era ormai trasformata in una contesa senza esclusione di colpi, Pat McQuaid - irlandese, in carica dal 2005 - e Brian Cookson - presidente della Federazione britannica dal 1996 - che ha raccolto 24 dei 42 voti espressi dai delegati presenti in sala contro i 18 dell'avversario.

Pat McQuaid, dunque, non ce l'ha fatta a conquistare il diritto di governare per altri quattro anni, aggiungendo un terzo mandato ai due durante i quali è stato al timone del massimo organismo ciclistico mondiale dopo essere subentrato al suo predecessore Hein Verbruggen.

Indebolito dalle conseguenze del caso Armstrong, il presidente uscente sapeva che la sfida lanciatagli da Cookson sarebbe stata molto impegnativa, se non addirittura impossibile, soprattutto alla luce del mancato sostegno da parte della Federazione irlandese, che lo aveva costretto a richiedere una sorta di...asilo politico alla federazione svizzera. In seguito alla decisione dei vertici di quest'istituzione di non sostenere la sua candidatura - decisione questa che dopo aver provocato le dimissioni di Richard Chassot, presidente della stessa Swiss Cycling, è stata peraltro vanamente invalidata sul piano giuridico durante i lavori assembleari di questo pomeriggio - McQuaid aveva quindi ricevuto l'appoggio di Tailandia e Marocco, non senza però che questa soluzione basata su un'interpretazione degli statuti UCI suscitasse le reazioni indispettite di buona parte del mondo ciclistico.

Ed è stato in fondo proprio su questo diffuso sentimento di disagio nei confronti di una figura diventata sempre più controversa negli ultimi mesi che Brian Cookson ha gettato le basi di quel consenso che lo ha condotto al successo odierno nella sontuosa cornice di Palazzo Vecchio a Firenze.

Una fascia sempre più vasta del mondo del ciclismo desiderava in effetti un cambiamento radicale, un nuovo orientamento politico che potesse apportare una cesura netta con un passato costellato da troppi dubbi, da troppe zone d'ombra nella gestione di alcune situazioni molto delicate, come quella scaturita dalle indagini americane nei confronti del plurivincitore del Tour de France nell'estate dello scorso anno: questo auspicio è diventato realtà attorno alle 14.30, quando Cookson è stato eletto - piuttosto prevedibilmente , tutto sommato - alla testa dell'UCI.

Tra i principali fautori del cosiddetto "British miracle", che ha consentito al ciclismo inglese di collezionare una serie impressionante di trionfi in quasi tutte le discipline sin dai Giochi Olimpici di Sydney nel 2000, Brian Cookson è atteso da sfide importanti, a cominciare da quella, assolutamente imprescindibile e urgente, della riunificazione di un ambiente da troppo tempo esposto a ogni sorta di turbolenza e instabilità.

"L'assoluta indipendenza delle istanze preposte alla lotta contro il doping e la nuova immagine dell'UCI, che necessità di ritrovare tutta la credibilità andata smarrita in questi ultimi anni, saranno le mie priorità" ha detto il neo eletto ringraziando l'assemblea per la fiducia accordatagli, mentre Pat McQuaid- visibilmente provato nel momento più difficile e amaro della sua carriera di dirigente sportivo - si preparava a uscire definitivamente di scena, congedandosi da Firenze e dal suo Mondiale prima ancora di aver potuto assistere a una sola competizione.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Sport

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Ti potrebbe interessare