A testa alta
A testa alta (Reuters)

"Non chiedo scusa per quello che sono"

Marcus Rashford ha risposto così agli insulti razzisti dopo il rigore sbagliato

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"Sono Marcus Rashford, un uomo di colore di 23 anni di Withington e Wythenshawe nel sud di Manchester. Se non ho altro, ho questo. Posso accettare tutte le critiche per la mia prestazione, il mio rigore non è stato ben tirato, sarebbe dovuto entrare. Ma non chiederò mai scusa per quello che sono e da dove vengo". Così l'attaccante della nazionale inglese e del Manchester United, vittima di insulti razzisti sui social come i compagni Jordan Sancho e Bukayo Saka dopo il tiro dal dischetto sbagliato nella finale di Euro 2020 con l'Italia, ha scritto su Twitter per rispondere a chi lo attaccava per il colore della sua pelle.

"Un rigore è stato l'unico contributo alla squadra che mi è stato chiesto di dare - ha proseguito il 23enne - Posso segnarli anche dormendo, quindi mi sono detto: perché non tirare questo? Non riesco a smettere di pensarci da quando ho colpito la palla e probabilmente non ci sono parole per descrivere come mi sento. Tutto quello che posso dire è che mi dispiace. Vorrei che fosse andata diversamente".

Intanto, nella sua città natale, il murale di Rashford vandalizzato con epiteti razzisti è nel frattempo stato ricoperto di bandiere inglesi e messaggi multicolori, spesso a forma di cuore.

 

 
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