Janis Moser ne è certo, la Svizzera vincerà il Mondiale casalingo. Quando gli abbiamo posto la domanda, alla quale poteva rispondere unicamente in maniera affermativa o negativa, il suo sincero “sì!” è infatti giunto senza esitazioni. “Tutto il torneo finora è andato esattamente come ce lo eravamo immaginato - aveva sottolineato in precedenza il difensore dei Tampa Bay Lightining - L’atmosfera è molto bella sul ghiaccio, fuori dal ghiaccio, all’interno della squadra e anche con i tifosi. I fan creano un ambiente incredibile ogni volta che scendiamo in pista e per noi è davvero divertente. All’ interno del gruppo abbiamo ottimi giocatori, ma anche persone dallo splendido carattere. È semplicemente un grandissimo piacere essere qui”.
Moser è il classico giocatore poco appariscente, ma che porta un’enorme contributo alla sua squadra. A dimostrarlo c’è anche il suo terzo posto nella classifica +/- di tutto il Mondiale con un bel +9, e questo nonostante non abbia segnato alcuna rete. “Sono un tipico leader silenzioso - ha spiegato il bernese - Credo che ci siano altri che parlano di più e che sono più ‘rumorosi’ di me. Io invece cerco di guidare il gruppo con il mio gioco e di essere da esempio con il mio comportamento. In questo modo posso aiutare la squadra, assumermi delle responsabilità e rendere le cose un po’ più facili per tutti nel team”.
Mi descrivono come un difensore affidabile e moderno? È bello sentire queste parole perché è proprio il tipo di giocatore che voglio essere ed è quello su cui sto lavorando
A Moser, draftato in 60a posizione dagli Arizona Coyotes nel 2021, sono bastate solo 18 partite in AHL prima di riuscire a ritagliarsi quel posto fisso in NHL che non ha più perso. “Onestamente ho avuto anche molta fortuna - ha ammesso l’ex giocatore del Bienne - Ogni cosa deve combaciare perfettamente affinché tutto avvenga così in fretta. Dal canto mio ho semplicemente cercato di imparare il più velocemente possibile e di adattarmi rapidamente alla vita negli Stati Uniti e alle piste più piccole. Anche gli infortuni di alcuni altri giocatori sono capitati al momento giusto per me. E così, dopo un breve periodo di apprendistato, sono riuscito a conquistarmi rapidamente un posto in NHL”.
La vita di un giocatore in Nordamerica, si sa, può cambiare da un momento all’altro per via di uno scambio o addirittura del trasferimento della propria squadra in un’altra città. È raro che entrambe le cose accadano a breve distanza, ma per Moser è andata proprio così. “Nel 2024 abbiamo saputo solo un mese prima della fine della regular season che i Coyotes si sarebbero spostati da Phoenix nello Utah la stagione seguente - ha raccontato l’ex capitano del Bienne - Dopo una partita siamo andati a Salt Lake City, siamo rimasti lì due giorni, abbiamo visto tutto e organizzato il necessario. Poi sono tornato in Svizzera per l’estate, ma improvvisamente ho ricevuto una telefonata e mi è stato detto che ero stato ceduto ai Lightning. Allora ho dovuto velocemente riorganizzarmi. I miei mobili erano a Salt Lake City, la mia auto invece era in Arizona e dovevo portare tutto in qualche modo a Tampa. Allo stesso tempo, dovevo pure cercare una nuova casa e costruirmi una nuova vita. È stato un periodo un po’ frenetico, ma nel complesso non così complicato come avevo pensato all’inizio”.
Se giochi contro una squadra nella quale milita uno svizzero può succedere che la sera prima si riesca a cenare insieme, altre volte invece il calendario non lo permette proprio
La carriera di Moser in NHL, anche visto il recente rinnovo fino al 2034 del suo contratto con i Lightning, è ormai lanciatissima. Ciò non toglie che anche per lui la lontananza da casa ogni tanto causi un po di nostalgia. “La famiglia è sicuramente molto importante per me e quando sono via mi manca molto. L’altra invece è il cibo. La qualità del cibo in Svizzera è molto buona, anche il pane qui è davvero ottimo. Senza dimenticare l’Aromat, ma quello lo metto sempre in valigia quando riparto! D’altro canto a Tampa ci sono sempre tante cose da fare e in America l’atmosfera è un pochino più rilassata, un pochino più leggera rispetto alla Svizzera. A volte questo non è affatto male”, ha concluso il bernese.

Mondiali, l’intervista a Janis Moser (26.05.2026)
RSI Sport 26.05.2026, 14:05

Mondiali, il servizio su Svizzera-Ungheria (Sportsera 23.05.2026)
RSI Sport 23.05.2026, 22:52









