Hockey

Cosa aspettarci da questa Svizzera?

La Nazionale arriva a Minsk con poche certezze

  • 07.05.2014, 11:10
  • 4 maggio, 13:18
Saprà chiudere in bellezza?

Saprà chiudere in bellezza?

  • Keystone
Di: RSI Sport 

dall’inviato Piergiorgio Giambonini

MINSK Ammettiamolo, e ci mancherebbe altro: non è stata per niente “bella”, la marcia rossocrociata di avvicinamento ai Mondiali bielorussi. Non lo è stata perché è iniziata sull’onda bassa e difficilmente cavalcabile di un torneo olimpico non fallimentare nel senso stretto del termine, eppure semplicemente deludentissimo per il suo esito, prematuro e frustrante in quell’ottavo di finale perso contro la Lettonia (che a Minsk ritroveremo peraltro come avversario direttissimo nella settima ed ultima tappa sulla strada dei playoff…) che in due ore ha cancellato quanto di comunque buono si era fatto in occasione di quel triplo 1-0 contro la stessa Lettonia (vittoria all’esordio), Svezia (sconfitta) e Cechia (vittoria).

Ma pur facendo, se possibile, astrazione dai fatti di Sochi, la marcia elvetica verso i Mondiali non è stata “bella” anche e soprattutto perché è mancata continuità ed affidabilità a livello di assetto di gioco. Un po’, nella forma, com’era successo esattamente un anno fa nella preparazione a Stoccolma, eppure con due differenze fondamentali nella sostanza. La prima: un anno fa, pur non convincendo più di tanto, si erano comunque vinte 6 amichevoli su 8. La seconda: un anno fa c’erano un coach e una squadra motivatissimi a finalmente cancellare il doppio flop di Kosice e Helsinki.

E allora eccoci al terzo motivo per il quale diciamo che il mese pre-Mondiali non è stato “bello”, e sono gli atteggiamenti: senza tirarla per le lunghe, quelli dello stesso Simpson che non ha perso occasione (una per tutte, la “valigia” aperta domenica per il nostro Sport non Stop…) per dire che la sua è (sarà) una partenza forzata, e quelli dei molti e troppi giocatori che dopo Sochi – in barba all’impegno verbale e quindi “morale” preso proprio con l’allenatore – si sono chiamati fuori, ovvero i vari Stephan, Streit, Blindenbacher, Martin Plüss, Gardner, Wick, Trachsler e Bürgler. Andati perdippiù ad aggiungersi agli infortunati o acciaccati Gerber, Vauclair, Furrer, Von Gunten, Bezina, Walker, Bieber, Bodenmann e Sprunger, ed ai tre ancora in lizza nei playoff NHL, ovvero Hiller, Diaz e Niederreiter.

Ricordato tutto questo, cosa possiamo quindi aspettarci dalla nostra Nazionale, attesa in giornata a Minsk con un volo charter condiviso con quel Canada che nell’ultima pre-Mondiale le ha rifilato un 4-0 a Zurigo (per la cronaca: i rossocrociati non segnano da 155 minuti, e non succedeva da Mannheim 2010…)? Tanto per cominciare, non aspettiamoci miracoli: perché quelli difficilissimamente succedono per due Mondiali di fila, e perché a livello “emotivo” le premesse rispetto a Stoccolma, ahinoi, sembrano (e sono) sostanzialmente diverse. Aspettiamoci allora la giusta attitudine, sul ghiaccio e alla transenna: perché quella è sempre stata, è e sempre sarà fondamentale per permettere all’hockey rossocrociato di “inventarsi” qualcosa che non sia il minimo indispensabile. O no?

01:13

Il servizio di Lorenzo Boscolo con Patrick Fischer (Sport Radio 07.05.2014 07h20)

RSI Sport 07.05.2014, 14:29

01:59

L'intervista a Yannick Weber (Sport Radio 07.05.2014, 17h30)

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