di Giampaolo Giannoni
E siamo di nuovo punto e a capo. Il Lugano cambia l'allenatore in corso d'opera dopo avergli concesso poteri, fiducia e un contratto a medio termine che doveva essere l'ennesimo inizio di un progetto. Ancora una volta invece tutto finisce prima ancora che le cose serie abbiano inizio: via Doug Shedden e con lui l'associated coach Pat Curcio e dentro l'ennesimo cavallo di ritorno, quel Greg Ireland che già traghettò i bianconeri alla salvezza in un playout contro il Rapperswil anno del Signore 2011.
Salta, ancora, l'allenatore, come è logico nel mondo dello sport professionistico ed è persino inutile cercare le cause, che ognuno ha ed avrà sempre la sua verità e quella vera non la dirà mai nessuno. Resta il fatto che il club ha affrontato la stagione del post finale con una rosa ridotta all'osso in attacco e bulimica in difesa, dove però i giocatori ad alto rischio infortunio erano, e lo si sapeva, numerosi. Scelta del tecnico? Del club? Del direttore sportivo? Anche questo non lo sapremo mai, come mai sapremo quale sia stata la strategia che ha portato a scegliere, potare e concimare la rosa degli stranieri che più che fiori ha prodotto spine.
Che il giocattolo fosse fragile lo si intuiva a settembre e la stagione lo ha confermato. Successi solo in casa e mal di trasferta, exploit personali ma assenza di gioco, tutti col tecnico ma molti contro di lui. Ireland dovrà centrare i playoff (e non sarà semplice) e semmai a quel punto rilanciare ispirandosi al Berna. Dovrà farlo sperando che la squadra ritrovi unità soprattutto fuori dal ghiaccio e sperando che soprattutto fuori dal ghiaccio la ragione superi il sentimento o, perlomeno, provi ad andarci d'accordo.
NL A, il servizio sul licenziamento di Doug Shedden (Telegiornale 16.01.2017, 20h00)
RSI Sport 16.01.2017, 20:49

