di Giampaolo Giannoni
Ho fatto un sogno.
In quel sogno Serge Pelletier e Steve Hirschi portavano la coppa di campione svizzero sotto la Curva Nord ribollente di entusiasmo in una Resega piena come non la si vedeva da secoli. Zurigo sconfitto in cinque partite e senza attenuanti. In panchina Peter Andersson ed il figlio Calle si stringevano ad Alessio e Sandro Bertaggia come se il tempo si fosse fermato a vent’anni fa. Negli spogliatoi tra Vicky Mantegazza e Geo l’abbraccio era lungo e silenzioso perché da dirsi in quel momento i due non avevano nulla. Parlavano gli occhi che faticavano a trattenere le lacrime. Parlavano quei due maglioni verdi, così simili e così diversi.
Poi il sogno mi ha portato alla Valascia. Patrick Fischer in maglietta e tatuaggi e Paolo Duca sotto la Sud con la Coppa Svizzera. La Montanara a far vibrare le vecchie mura al termine di una finale contro il Berna chiusa dal 4-2 di Jason Fuchs a porta vuota sotto i tifosi più caldi. Proprio lui, come il padre nel ‘99 ma con maglia diversa in una sorta di nemesi storica. In panchina Diego Scandella, sudato come un derviscio, abbraccia chiunque, soprattutto Inti Pestoni che ha appena rinnovato per tre stagioni.
Già perché in giugno era successo l’imprevedibile. Un incontro segreto tra presidenti aveva portato allo scambio più clamoroso che l’hockey ticinese ricordi. Pelletier a Lugano, Fischer ad Ambrì.
Serge alla Resega mette subito all’opera il suo talento di mediatore. Convince Klasen che il disco si può passare anche agli altri che hanno la maglia come la tua, e non solo al casco giallo e convince Pettersson che si può anche accarezzare il disco e non prenderlo a mazzate. E così Freddy si ferma a 20 gol ma Walker, Fazzini ed Hofmann superano alla grande quota 10 e con loro pure il nuovo playmaker canadese piazzato sulla blu. Un difensore che ai più anziani ricorda con nostalgia i tempi di Bob Hess.
Patrick alla Valascia si crogiola in un mondo vicino a quello dei suoi viaggi in Sudamerica. In spogliatoio fa subito fronte comune con Hall, Giroux e con quel Matt D’Agostini strappato al Ginevra e nuovo idolo dei tifosi. Quando urla “They are not the New York Fucking Rangers”, Zgraggen con una craniata tira giù un neon e la squadra va a vincere la Coppa in rimonta.
Poi mi sono svegliato, pelle d’oca e tremori, lingua felpata… maledetta pulenta cunscia della sera prima! Ci ho riflettuto, mi sono guardato allo specchio ed ho pensato: “Non succede… ma se…”. Poi ho cercato la bottiglia del Braulio.
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