dall'inviato a Mosca Giampaolo Giannoni
Diciamolo subito: la Svizzera fuori dai quarti di finale di un Mondiale è un fallimento. Altrettanto chiaramente va detto: questo è il fallimento (il terzo in cinque anni) di Swiss Hockey e non di Fischer. Per i meno attenti ricordiamo: questa squadra (e la Under 20) è rimasta a lungo priva di allenatore dopo l'abbandono dello stranito Hanlon, ed a Fischer (e ai suoi due assistenti Von Arx e Hollenstein padre) si è arrivati passando attraverso vicissitudini (le lacrime di Schläpfer su tutte) che nemmeno gli sceneggiatori di Trono di Spade al quinto gin tonic avrebbero saputo immaginare.
Swiss Hockey ha sottovalutato l'evoluzione dell'hockey mondiale nascondendosi dietro il dogma di Krüger ("Siamo ottavi al mondo, chi caspita volete si riesca a superare?"), valso al canadese anni di panchina imbottita, e dietro il miracolo di Simpson a Stoccolma. E così, convinti dal guru e da quell'argento, ci si è crogiolati nella convinzione che i più forti chi li becca e che quelli dietro sono e resteranno il terzo mondo del puck.
Poi, poffare, ecco che i danesi, i francesi, i kazaki e financo gli austriaci portano giocatori a frotte non solo in NHL, ma anche nei campionati che contano di tutta Europa, compresi i settori giovanili. Succede che da noi si crescano i nostri killer sportivi presenti e futuri, da Elvis a Kenins, da Berthon a Krüger, per arrivare magari a Kostner e Morini con buona pace dei nostri club che guardano alla Nazionale con lo stessa faccia di chi pesta la cacca di cane. Aggiungiamo un campionato dove la concorrenza interna è inesistente, la paga ottima e gli stranieri sono portatori sani di capro espiatorio e il gioco è fatto.
Catastrofe? No, la Svizzera a Mosca ha pagato carissimo ogni errore, anche al di là dei suoi demeriti. Fischer ha scommesso forte su più tavoli, alcune mani le ha perse (boxplay, scelta dei centri, ruolo di Martschini) e altre le ha vinte (Schneeberger, Walser, il comunque già affermato oltre Atlantico Andrighetto, gli otto debuttanti (!), lo spirito di gruppo, la voglia di lottare sempre), non è esente da colpe, ma ha anche meriti evidenti ed ama la Nazionale e la Svizzera in modo viscerale. Basterà per restare in sella per quel biennio che porterà ai Giochi del 2018? Lo si saprà presto e presto sapremo chi sarà chiamato all'importantissimo ruolo di capo allenatore della Under 20. Personalissima idea: un allenatore di un'altra scuola e di vasta esperienza per i giovani che affianchi poi Fischer ai Mondiali scelto, naturalmente, con l'avallo del coach stesso.
PS: lo scorso anno, mentre cinque club su sei (Davos escluso) prendevano la Champions League come preparazione al campionato inanellando figure barbine, gli Stavanger Oilers vincevano il loro girone dopo una preparazione mirata al torneo continentale. Per chi non lo sapesse, gli Stavanger Oilers sono una squadra norvegese, oibò...
Il servizio con Patrick Fischer (Rete Uno Sport 19.05.2016, 17h30)
RSI Sport 19.05.2016, 21:17
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Il commento di Omar Meshale (Radiogiornale 17.05.2016, 18h30)
RSI Sport 17.05.2016, 20:20
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