dall’inviato Piergiorgio Giambonini
A come Arene, o stadi che dir si voglia: tutte e due da far schiattare di invidia noi "ricchi" svizzeri.
B come Bielorussia: l’altra faccia di questa nazione devono averla nascosta davvero molto bene.
C come Canada: dal 2010 due trionfi olimpici alternati a quattro Mondiali fallimentari.
D come delusione: rossocrociata, ovviamente, un anno dopo la festa grande di Stoccolma.
E come estate: che adesso arrivi pure, ma che non sia torrida come negli ultimi giorni a Minsk.
F come Fiala: dopo tre Mondiali in 5 mesi, il Draft NHL di Philadelphia.
G come gastronomia: un altro timore svanito nel giro di un paio di pranzi, o cene.
H come Hanlon: toccherà a un altro canadese d’Europa occuparsi degli alti e bassi rossocrociati.
I come Italia: vedi Kazakistan.
J come Jagr: il più vecchio e il più DOC dei vecchi DOC ancora ammirati a questo Mondiale. Per lui, a 42 anni, l’ultimo.
K come Kazakistan: in sei anni tre promozioni e tre relegazioni.
L come Linus, Klasen ovviamente: reti, rigori, assist e spettacolo in arrivo alla Resega.
M come Minsk: gran bella sorpresa, e proprio per questo anche qui si inizi però a studiare qualche parola d’inglese.
N come nome: quello dell’attaccante kazako Krasnoslobodtsev, che sulla maglia va da gomito a gomito.
O come Ostrava: la confinante Slovacchia ha chiesto e ottenuto di giocare lì il prossimo anno, e allora alla Svizzera toccherà il girone di Praga. Evviva.
P come pubblico: i 640.044 spettatori di questi Mondiali 2014 (media-partita: 10.000 spaccati!) migliorano addirittura di 88.000 il record di Praga/Ostrava 2004.
Q come quattro: le esclusioni dai playoff della Svizzera di Simpson negli ultimi 5 grandi tornei.
R come rubli bielorussi, e come sentirsi improvvisamente miliardari.
S come Simpson, e come Sean: tanti auguri per Jaroslavl, e per i rapporti con la stampa russa.
T come top-scorer, e come Tikhonov: 8 reti e 8 assist per l’erede giocatore del leggendario nonno Viktor e dello scomparso papà Vasili.
U come undici, ma forse neanche: i gradi all’interno di una Minsk Arena congelata dall’aria condizionata mentre fuori ce n’erano 30. O si muore dal freddo, o si muore dal caldo.
V come vittoria: 10 piene in 10 partite (come nel 2012) e la Russia passa dall’inferno di Sochi al paradiso di Minsk.
Z come Znarok: vince il Mondiale (dalla tribuna) ma perde la faccia con quel gestaccio da tagliatore di gole nell’epilogo della semifinale.
I bilanci
Contenuto audio
Il commento di Andrea Torreggiani (Rete Uno Sport 26.05.2014, 07h20)
RSI Sport 26.05.2014, 09:52
L'intervista a René Fasel (Rete Uno Sport 26.05.2014, 12h45)
RSI Sport 26.05.2014, 15:12

