Oramai ci siamo, fra pochi giorni in Svezia e Finlandia si alzerà il sipario sui Mondiali di hockey su ghiaccio. Per la Svizzera si tratterà soprattutto di far dimenticare l’ultima edizione terminata con un anonimo undicesimo posto e appena due successi in sette gare.
I rossocrociati partiranno subito affrontando nell’ordine Svezia, Canada e Cechia, ma Sean Simpson, nonostante una vera e propria montagna iniziale da scalare, si mostra comunque fiducioso: “Siamo pronti. Credo che sarà una manifestazione stimolante, anche perché nel corso degli ultimi giorni ho finalmente visto crescere le emozioni all’interno del gruppo. Tra i più scalpitanti c'è Nino Niederreiter che quest’anno non ha avuto una stagione molto fortunata negli Islanders, compagine con cui non è praticamente mai sceso sul ghiaccio. Ma ora può provare ai suoi tecnici che hanno avuto torto”.
Naturalmente per arrivare fino a qui Simpson ha dovuto compiere delle scelte dolorose, come il taglio di Alessandro Chiesa. “Dover spiegare il perché uno non partirà per un campionato così importante è la parte più triste del mio mandato. Tutti hanno il livello per giocare queste sfide, ma il mio compito è andarci con quelli che ritengo i migliori elementi. Chiesa è uno dei giocatori che in futuro potrebbe prendere parte a questo tipo di eventi. Mi piace sia come persona che come atleta e si impegna molto, ma ha bisogno di più esperienza internazionale”.
Il ticinese dal canto suo è comunque onorato per essere stato preso in considerazione dal tecnico canadese. “Credo che per ogni giocatore il Mondiale sia sempre un grande traguardo, Simpson mi ha dato l'opportunità di sognare. Nelle settimane trascorse in Nazionale non mi sono messo a pettinare le bambole, ma ho dato il massimo per cercare di strappare un biglietto per Stoccolma. Sapevo che le mie possibilità erano poche, avevo solo quattro gare per farmi notare. E alla fine non sono riuscito a fare il passo necessario per salire sulla scaletta dell’aereo".
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