di Ariele Mombelli
"Lottare per la maglia con sudore, non è possibile che a pagare sia sempre l'allenatore". Si è aperta così, con questo striscione della Curva Nord rivolto alla squadra, la prima serata di Gianinazzi come allenatore del Lugano. Una serata nella quale i bianconeri hanno sì in parte ritrovato quello spirito battagliero smarrito in questo inizio di stagione, ma che li ha visti uscire sconfitti per 3-2 contro il Davos, impostosi in rimonta alla Cornèr Arena. A pesare, nell'economia della partita, è stato un terzo tempo in cui i ticinesi, avanti 2-0 dopo 40', non sono riusciti a contenere le tante iniziative dei grigionesi.
A differenza del suo predecessore, l'allenatore non si è inventato nulla di cervellotico, schierando una formazione con cognizione di causa (vedasi Granlund all'ala in una prima linea completata da Arcobello e Fazzini) e gettando nella mischia con minutaggi importanti i "suoi" Cortiana e Zanetti. E per due tempi le decisioni sembravano poterlo ripagare, grazie ad un doppio vantaggio costruito con le reti di Alatalo (tiro dalla blu in powerplay all'8'42") e proprio di Zanetti (al primo gol in NL con una bella deviazione su appoggio di Riva al 21'16"). I problemi del Lugano sono però emersi in un secondo momento.
Fin lì aperta, anche se il punteggio non dava assoluta ragione agli ospiti, la partita è infatti cambiata nel terzo periodo. È bastato il gol di Knak al 43'41" per far raffiorare tutti i fantasmi nella testa dei padroni di casa, costretti da quel momento nel loro terzo difensivo. L'insistenza ha allora premiato il Davos, capace di ribaltare definitivamente la contesa con i punti di Stransky al 54'39" e di Rasmussen al 56'16". E alla Cornèr Arena sono subito tornati i fischi.
Legato a Rete Uno Sport del 08.10.2022, 18h30



