Da qualche mese sulla panchina dell'Ajoie in qualità di assistente allenatore di Filip Pesan, Petteri Nummelin rimane convinto della sua scelta: "È sempre stato il mio sogno, sapevo che una volta smesso con l'hockey giocato sarei diventato un allenatore. Non sapevo ancora a quale livello, ma era chiaro che avrei scelto questa strada. Per me è importante scendere sul ghiaccio con i miei giocatori così da facilitare loro il compito". Al fianco di Ivano Zanatta, poi, tutto risulta più semplice. "Grazie alla sua esperienza incamerata in giro per il mondo e in Svizzera è di grande aiuto", ha continuato l'ex bianconero.
Adesso sono più vecchio e forse anche più calmo
L'obiettivo è ora di creare un sistema di gioco assieme ai suoi giocatori: "Ci sono molte più cose da fare con la squadra per far sì che una volta sul ghiaccio tutto funzioni - ha continuato il finlandese -. Quando ero un giocatore era tutto molto più semplice, dovevo solo prepararmi per la partita e giocare". Il folletto di Turku non si lascia però influenzare dalla stampa: "Non leggo mai nulla che riguardi la mia squadra, quello che scrivono i giornalisti non potrebbe mai cambiare il mio modo di lavorare". Un modo di lavorare in cui si rispecchia l'ex compagno di squadra, e ora direttore sportivo proprio dell'Ajoie, Julien Vauclair. "Parliamo la stessa lingua, il mio posto è qui", ha concluso Nummelin.
A Lugano ho trascorso il periodo più bello della mia vita
NL, il servizio su Petteri Nummelin (La Domenica Sportiva 06.11.2022)
RSI Sport 06.11.2022, 20:52




