dall’inviato Piergiorgio Giambonini
MINSK Altro che dimenticare (e far dimenticare) Sochi, e tornare con un balzo vincente ai fasti di Stoccolma! Altro che tornare ai tempi delle storiche vittorie sulla Russia datate Basilea 1998 e San Pietroburgo 2000. Indietro, in questo nostro esordio ai Mondiali 2014, si è tornati sì, ma lo si è fatto nel senso letterale del termine: indietro ai tempi in cui la Russia, e prima di lei l’URSS, ci trattava e ci liquidava come parenti poveri, e in cui noi parenti poveri lo eravamo in tutto e per tutto.
Perché c’è modo e modo di perdere, contro le grandi potenze dell’hockey mondiale: e come si è perso stavolta è tornato ad essere brutto e frustrante e umiliante, perché non s’è più visto nulla della solidità e della creatività di gioco anche offensivo portata in pista un anno fa, ma nemmeno di quello che pure sul ghiaccio olimpico – malgrado l’enorme delusione procurata dalla maniera in cui si è stati esclusi anzitempo dalla festa vera – era in fondo stato un buon assetto difensivo.
No, contro la Russia nuovo corso di Znaroks, arrabbiatissima e affamatissima dopo le umiliazioni rimediate a Stoccolma (quel 3-8 nei quarti contro gli USA…) e poi a Sochi (quel quarto perso in casa contro la Finlandia…), non abbiamo avuto scampo: Genoni non ha fatto miracoli (anzi: anche “suoi” lo 0-1 dopo appena 13 secondi di partita e poi lo 0-4 al 29’, e una statistica finale dell’83.9% di tiri parati garanzia di sconfitta), e davanti a lui si è stati costantemente larghi dietro e rarissimamente concreti davanti.
Sul fronte offensivo si è insomma ripreso il triste discorso lanciato alle Olimpiadi di febbraio (3 reti segnate in 4 partite, compresa un’autorete avversaria) e confermato nelle ultime pre-Mondiali: fatto sta che questa Svizzera venuta a Minsk con appena 10 dei vice-campioni del mondo e 11 degli olimpionici, non segna un gol da qualcosa come 216 minuti. Tre partite e mezza. E nell’hockey è una vita.
Aggiungiamoci poi che contro la Russia l’unica linea capace di creare qualcosa in fase offensiva – quella di Brunner, Romy e Moser – ha chiuso il confronto con una statistica (al pari di Josi!) di -3, è purtroppo tutto dire. Certo, il torneo è appena iniziato e per arrivare ai playoff “basterà” comunque battere Germania, Bielorussia, Kazakistan e Lettonia (…). Ma in questo momento di evidente “down”, torniamo a dire che c’è modo e modo di perdere. E ci fermiamo qui.
Adesso guardiamo piuttosto avanti, e agli USA, tanto per cominciare: prontissimi e dispostissimi a farci smentire e sorprendere il più in fretta possibile.
Hockey: il servizio (Telegiornale 09.05.2014, 20h00)

