Di Alessandro Tamburini
Dieci anni d’attesa ed ecco finalmente la liberazione. Sì perché l'approdo alla semifinale è una vera e propria liberazione per il popolo bianconero, dopo anni selvaggi tra rivoluzioni, fallimenti, siluramenti e grandi delusioni.
Una marea di allenatori, il passato rispolverato a più riprese (dai "classici" Slettvoll o Huras ai vari miti come Johansson, Bozon o Andersson) e poi mestamente salutato, con l'ultima rivoluzione d'ottobre degna della caduta dell'impero russo e degli zar.
Sì la rivoluzione d'ottobre, l'addio al tandem Fischer-Andersson (quel Patrick che ora dovrà vivere la sua primavera moscovita) l'ennesima scommessa firmata Shedden-Curcio. E forse qua sta il segreto della liberazione bianconera. La prima vera controrivoluzione del Lugano. Sì perché Doug Shedden è una sorta di padre per Damien Brunner, la stima dei due è reciproca, ed invece di frizioni e lotte di potere, di frasi ad effetto stile "Fischer revolution", con Shedden e Curcio si passa dalla voce grossa in panchina, il rigore, all'appartenenza al gruppo. Come detto da Shedden mentre la Curva Nord ne scandiva il nome a fine partita: "In questa squadra ci si sacrifica per i compagni, ogni soldato è pronto a subentrare ad un ferito, siamo un gruppo unito".
Unione che la Spengler (e la finale raggiunta) ha aiutato a cementare così rapidamente in pochi mesi, mentre le parole sono degne di quelle di Al Pacino nel notissimo discorso di "Ogni maledetta domenica". Ed è qua che riparte il futuro bianconero. Perché questo atteso traguardo non deve essere l'ultimo della stagione. E ci sarà da soffrire. Tanto. Sono i playoff.
La serie contro lo Zugo è stata rapida ma dolorosa con colpi vergognosi come quello di Blaser in tuffo su Bertaggia (violenza gratuita mal sanzionata) che hanno costretto il Lugano a chiudere nel dolore e con diversi infortuni: Pettersson, Lapierre, Bertaggia, ma anche Ulmer o Vauclair hanno finito gara-4 stringendo i denti. Insomma ora bisognerà lenire le ferite, recuperare al meglio ogni "soldato" per dirla alla Shedden, perché all'orizzonte si profila l'ennesima battaglia col Ginevra.
Dove ci sono due rivincite recenti da prendersi (Friborgo permettendo), sperando dopo la rivoluzione d'ottobre e le future primavere belligeranti, nella convenzione di Ginevra, ovvero il diritto delle vittime di guerra (sportivamente s'intende, l’hockey resta pur sempre uno sport!). Sì, perché Lapierre non può essere sempre il "Dunant di turno" (e quanto ci avevamo visto giusto nel considerarlo l'acquisto perfetto per il Lugano) e forse dall'alto servirebbe svegliarsi davanti a certi gesti che provocano infortuni e modificano gli equilibri sportivi. Invece di scadere in assurdità come la squalifica a Hofmann.
Il servizio con Doug Shedden (Rete Uno Sport 11.03.2016, 12h30)
RSI Sport 11.03.2016, 13:59
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