di Piergiorgio Giambonini
Quella che stiamo vivendo è stata la seconda primavera più precoce di sempre per l’hockey ticinese, volente o nolente in vacanza già a San Giuseppe, 19 marzo. Con euforia un Ambrì già proiettato verso nuovi orizzonti (leggi Champions League e Coppa Spengler) pur predicando, giustamente, pattini sempre e comunque ben saldi sul ghiaccio. Con totale amarezza e parecchie preoccupazioni invece un Lugano già in piena caccia del nuovo staff tecnico, e con un progetto quindi tutto da ridisegnare.
È stata, anche, la regular season più equilibrata e combattuta di sempre, ad immagine della caldissima volata a cavallo della linea, e dei soli 8 punti di differenza finale tra la terza e la decima. Otto squadre in 8 punti insomma. È stato, pure, il campionato che ha condannato insieme ai playout Zurigo e Davos, ovvero due dei tre soli club vincitori degli ultimi 12 titoli nazionali. Prima l’uno e poi l’altro negli scorsi mesi affidati senza profitto alcuno all’ex mago Arno Del Curto.
E adesso ecco i playoff che alla storia hanno già consegnato il nuovo record di durata per una partita di NL, quasi sei periodi (o quasi due partite complete). E sono i playoff che in semifinale accoglieranno una squadra, lo Zugo, che il suo unico titolo lo ha vinto 21 anni fa, e un'altra, il Losanna, che addirittura in semifinale non era mai arrivata.
Eppure, detto e ricordato e sottolineato tutto questo, in barba insomma a tale e tanto e persino clamoroso equilibrio, all’appello delle semifinali martedi ritroveremo tutti e quattro i top team della regular season. E nel nuovo millennio succede appena per la quinta volta. Anche in questo, insomma, una stagione che continua ad essere in tutto e per tutto speciale. Con l’ancor più grosso rammarico, allora, per noi ticinesi, di ritrovarci nel poco stimolante ruolo di spettatori passivi.
NL, i tre tempi (Sport Non Stop 24.03.2019)
RSI Sport 24.03.2019, 16:12

