La lunghissima attesa è finita: dopo esattamente 60 anni la Svizzera dell’hockey ha nuovamente vinto una medaglia mondiale. Ma se nel 1953 a Zurigo e Basilea si vinse il bronzo in un torneo con sole quattro squadre, ridotte a tre dopo l’improvviso ritiro della Cecoslovacchia, stavolta si andrà oltre, visto che nel peggiore dei casi si bisserà l’argento vinto a Davos nel 1935, oppure, e sarebbe una prima, si conquisterà l’oro.
Oro che a questo punto è diventato l’obiettivo finale di un torneo partito alla grande, proseguito in crescendo e che si sta chiudendo tra i fuochi d'artificio grazie ad una squadra che con la sua umiltà, la sua voglia di vincere e la sua solidità mentale ha saputo battere tutte le superpotenze mondiali dell’hockey che si è trovata di fronte.
Ma più che sul ghiaccio questa squadra il suo più grande risultato lo sta centrando fuori, visto che dopo anni di interesse sempre in calo è riuscita a riaccendere la passione nel cuore dei suoi tifosi e soprattutto di chi l’hockey lo segue solo con la coda dell’occhio e a volte, in questo periodo dell’anno che ci porta verso l’estate, anche con un po’ di fastidio.
Tutti oggi sono con i rossocrociati dell’hockey, tutti festeggeranno con l’oro l’eventuale titolo mondiale, ma tutti devono essere pronti anche a festeggiare un argento, perché, comunque andrà a finire, queste due settimane svedesi lasceranno un profondo segno nel mondo dell’hockey e dello sport svizzeri.
Andrea Torreggiani
