Olimpiadi - Milano Cortina 2026

A Milano manca una società, ma la passione per l’hockey è intatta

Prando: “In gennaio eravamo quasi 3’000 a tifare una squadra che non c’era”

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Una comunità che rivendica una società

Una comunità che rivendica una società

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Di: Ariele Mombelli, inviato

All’Arena Santa Giulia l’arrivo di un numero sempre maggiore di giornalisti e fotografi d’oltreoceano in sala stampa lascia presagire ad una sola cosa: il torneo olimpico, al via questo mercoledì, è sempre più vicino. Per le prossime due settimane gli occhi di tifosi e appassionati di tutto il mondo saranno rivolti verso Milano, una città che nel passato di hockey ha vissuto eccome, ma che oggi dispone solo di una tifoseria. Esatto, proprio così. Solo di una tifoseria, privata in primis di una squadra e pure di una casa.

“Ne abbiamo avuto testimonianza lo scorso 10 gennaio durante le finali Coppa Italia e Scudetto, nel giorno dei test olimpici all’Arena Santa Giulia, quando quasi 3’000 persone si sono ritrovate per lanciare un chiaro messaggio: la comunità c’è, la tifoseria è unita ed entrambe meritano di avere una squadra da sostenere e seguire”, ci spiega Giorgio Prando, tra i promotori dell’iniziativa. Già, perché una società - dopo il fallimento dei Milano Bears, che avevano portato avanti la tradizione dei Milano Rossoblù - nella città meneghina non c’è più dal 2022. Sono lontani, lontanissimi, gli anni trionfali dell’Hockey Milano (15 Scudetti tra il 1924 e il 1956), del Milano Saima (1 Scudetto nel 1991) e dei Milano Vipers (5 Scudetti negli anni 2000). Ecco perché si è voluta cogliere la palla al balzo facendosi pacificamente notare nel giorno dell’inaugurazione dell’Arena Santa Giulia, che ricordiamo essere una struttura privata dedicata all’hockey solo ed esclusivamente per i Giochi.

“In termini di copertura mediatica la giornata è andata oltre ogni più rosea aspettativa, tant’è che anche le istituzioni si sono sbilanciate sulla possibilità di mantenere o ricostruire un palazzetto stabile per tutti gli sport su ghiaccio - ha continuato Prando - Prendendo proprio le Olimpiadi come esempio, una via potrebbe essere quella di rendere definitiva una struttura temporanea come quella di Rho Fiera. In tal senso, come confermato dal presidente della Fondazione, è stato avviato uno studio di fattibilità. Capiremo presto se in futuro sfocerà in un progetto concreto o meno”. L’ultimo tetto di una squadra milanese, l’Agorà, è invece ormai in disuso e il progetto di riqualificazione presentato lo scorso ottobre non lascia del tutto ottimisti.

Per ripartire in ICE Hockey League, dove militano le migliori squadre italiane Bolzano e Val Pusteria si necessiterebbe di un budget di 5 milioni di Euro, che scenderebbe a 2 milioni se si decidesse di farlo un gradino più sotto nell’ALPS Hockey League

È chiaro, in ogni caso, che l’incredibile passione di un’intera tifoseria non può bastare di fronte alle sfide economiche che comporta la gestione di una squadra sportiva. “La speranza è che l’hype generato nei confronti degli sport su ghiaccio dalla presenza dei Giochi si trasformi in un trend. A Milano se qualcosa diventa tale può innescare circoli virtuosi anche a livello imprenditoriale, ed è quello che ci auguriamo una volta terminata questa Olimpiade”, ha concluso Prando.

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04:45

Milano Cortina 2026, l’intervista al giornalista Giorgio Prando (09.02.2026)

RSI Sport 09.02.2026, 16:01

06:34
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Rete Uno Sport

Rete Uno Sport 10.02.2026, 07:15

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