Olimpiadi - Il commento

Nella pancia dell’olimpiade – Bormio 

Quello che le telecamere non dicono

  • Un'ora fa
A tu per tu coi medagliati

A tu per tu coi medagliati

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Di: Serena Bergomi, inviata

A Bormio la squadra svizzera maschile ha scritto una pagina che assomiglia a una statistica impossibile: otto medaglie su quindici in palio sulla Stelvio, un dominio che entra nei libri e nelle grafiche tv. Eppure, per chi quelle giornate le ha vissute al bordo rete, tra i cavi delle telecamere e il fiato corto dei tecnici, la vera storia comincia dove la diretta finisce: fuori campo.

Questo è il racconto di qualcosa di straordinario, vissuto da una posizione privilegiata, ma discreta. Dal cuore della zona mista, il nostro nido tra recinzioni e neve fresca dove, col fiatone, arrivavamo la mattina con le prime voci calde raccolte dopo la ricognizione ancora in gola. Da lì, la visuale si apriva sulla moltitudine infinita di volontari: incessanti con sci ai piedi o pale in mano, preparavano la pista gara dopo gara, un formicaio umano che non finiva mai di stupire per dedizione. Erano loro il primo vero spettacolo della giornata, un lavoro manuale che odorava di caffè bollente e freddo tagliente.

La Stelvio, che da casa è una linea sul grafico, da noi ti entrava nelle orecchie ancora prima che negli occhi, con il sibilare del drone che, rombando, accompagnava gli atleti al traguardo. Tra mani infreddolite e il cuore caldo, abbiamo incrociato sguardi bassi e lacrime ghiacciate, ma allo stesso tempo abbiamo condiviso gioie di storie incredibili, di paesi lontani e volti esotici che hanno provato, per un attimo, la gloria dei grandi. E abbiamo atteso, un tempo che è sembrato infinito, alla ricerca di attenzione da parte di chi, al parterre, si occupava di accompagnare gli atleti davanti alla nostra postazione, sempre di fretta, con i minuti contati.

È stato un privilegio caotico: intercettare emozioni crude, prima che venissero lucidate e trasformate in parole per mostrarvele a casa, in un mix tra italiano, francese, tedesco e inglese su comando. E a pochi istanti dalla fine, la macchina perfetta che ha reso possibile tutto ciò era già ripartita per disegnare nuovi tracciate, nuove linee, pronte a raccontare nuove storie di neve e di grande amore per lo sport.

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