Arrowhead Stadium di Kansas City, ma se mi avessero detto che eravamo alla Bombonera o al Monumental ci avrei creduto. Maglie Albiceleste a perdita d’occhio colorano gli spalti giallorossi dell’impianto già diverse ore prima della partita, completando una due giorni in cui la città del Missouri è diventata un’enclave di Buenos Aires.
E così, mentre i tamburi scandiscono il ritmo delle canzoni che tutti conoscono e tutti cantano, i campioni del mondo in carica scendono in campo, spinti dal frastuono dei tifosi e dalle mani che si muovono a tempo nel cielo americano. Si alza forte il coro “Muchachos, ahora nos volvimos a ilusionar”. C’è un’aria speciale, perché sta per iniziare l’ultimo ballo del 10. Anche se in realtà non sembra, perché pure a 38 anni Messi è ancora il centro nevralgico del mondo argentino.
La Pulce è in una di quelle serate dove tutto sembra riuscirgli e i compagni si muovono all’unisono con e per il proprio capitano. L’Algeria di Petkovic e Morandi culla per pochi minuti il sogno di replicare l’impresa dell’Arabia Saudita di quattro anni or sono, poi crolla sotto i terribili colpi di Leo: uno, due, tre. Fanno 16, a vent’anni esatti dal debutto mondiale. Come Klose, come nessun altro. La gente impazzisce, si inchina al proprio Dio terreno. Quasi 70’000 persone ai suoi piedi. Quasi 70’000 muchachos, che grazie a Messi continuano la propria ilusión.
Mondiali, le reti di Lionel Messi in Argentina-Algeria (LA2 Sport Live 17.06.2026, 03h00)
RSI Sport 17.06.2026, 04:08







