Il 26enne portato in trionfo da compagni e staff
Il 26enne portato in trionfo da compagni e staff (Keystone)

Il mondo di Daniel Yule

Ecco l’universo del trionfatore di Madonna di Campiglio e Adelboden

di Ellade Ossola

“La vita è un viaggio da fare a piedi”. Bruce Chatwin lo aveva dimostrato con il suo periplo attorno al mondo, un mondo che aveva scoperto partendo da Sheffield. Daniel Yule conosce bene questo mondo itinerante. Due genitori scozzesi, Andrew e Anita entrambi insegnanti, sono arrivati per caso in Svizzera, ognuno per i fatti suoi, si sono conosciuti e hanno deciso di stabilirsi in Vallese, cantone che ha dato i natali a diversi campioni di sci rossocrociati, ma un po’ tutta la sua famiglia è sparpagliata in giro per il mondo. "Vivo costantemente con la voglia di ripartire, ma più viaggio e più mi lego a casa". Quella casa costruita nelle spendida Val Ferret, in un paesino che conta 16 abitanti, dove si respira la montagna vera, quella ai piedi del massiccio del Monte Bianco e dove ama ricaricare le batterie.

Un nucleo famigliare molto unito quello degli Yule, una famiglia cresciuta inalando a pieni polmoni culture diverse e Daniel, con il fratello Alastair e la sorella Vanessa, incarna alla perfezione l’aplomb britannico e la discrezione svizzera. "Quando rientro a casa non si parla di sci. L’educazione che ho ricevuto dai miei genitori è stata importante e mi ha reso l’uomo che sono. Mio padre, estraneo al mondo dello sci, un giorno mi disse: "Figlio mio ti guadagnerai da vivere con la tua testa e non con le tue gambe". 

Daniel Yule è metodico, ha una volontà di ferro, è uno che non si accontenta mai e così dopo il liceo (maturità con opzioni matematica applicata e fisica) la scorsa primavera ha concluso gli studi universitari in economia, anche se la convivenza tra la vita dello sportivo e quella dello studente è stata tutt’altro che semplice da gestire. "Sollecitare il cervello mi rilassa e mi aiuta anche nello sci". Per il suo allenatore, il valdostano Matteo Joris, è più semplice gestire un atleta che non ha solo lo sci in testa. "Capita che durante l’allenamento sia dietro agli altri, ma ha la capacità di trasformarsi quando c’è la gara. Ora è diventato una vera e propria macchina da guerra. Molti degli atleti che sono lì davanti sono allenati o spinti dai genitori. Daniel ha fatto tutto da solo, grazie al suo orgoglio, alla sua tenacia e questa è la sua forza". Nello staff di Yule c’è anche un altro italiano, Nicola Marcon, agordino di Gosaldo, con il quale ha anche imparato ad esprimersi in un eccellente italiano: "E’ importante parlare la stessa lingua”.  

Poliglotta (francese e inglese le lingue madri, eccellente italiano e buon tedesco e spagnolo) Daniel Yule è un atleta superstizioso: “Sotto la tuta indosso sempre gli stessi indumenti termici, il piede destro è il primo che metto nello scarpone. Mi piace ricordare Albert Einstein che diceva: “La follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. Io sono così e queste piccole cose sono un modo come un altro per ridurre la tensione”.

Daniel Yule, Ramon Zenhäusern, Luca Aerni, Justin Murisier, Tanguy Nef, Sandro Simonet, Marc Rochat. Compagni di squadra certo ma anche un gruppo di amici alla corte di Matteo Joris, che sorridendo ricorda come: "Sette anni fa quando ho cominciato a lavorare con loro, non ce n’era uno nei primi 30 in Coppa del Mondo". Amici certo, ma quando sono al cancelletto di partenza tutti contro tutti e allora questa straordinaria dinamica di gruppo costruita cesellando e incastrando sogni, speranze e pregi di ognuno di loro, ha dato dei frutti straordinari. "Prima dello slalom di Madonna di Campiglio dello scorso anno Justin Murisier -che per me è come un fratello – mi aveva scritto un messaggio: dimostra chi è il numero uno in squadra!".

Daniel Yule è stato paziente, ha mantenuto la calma anche quando la stampa svizzera continuava a chiedere a gran voce quando sarebbe arrivata la vittoria in slalom che mancava dal 2007 (Marc Gini si impose a Reiteralm).  Il perfezionista, l’atleta che odia perdere, lo slalomista che ama gli slalom notturni, sa che dovrà proseguire il suo processo di consolidamento. “Gareggiare con tanto pubblico e con l’atmosfera che si respira la sera mi carica, non mi stressa, anzi mi calma. Mi sono sempre piaciute le arene dei gladiatori. Cerco la competizione non l’allenamento, anche a scuola mi piacevano gli esami, non i compiti a casa”.

Negli ultimi 5 giorni è arrivato il bis a Madonna e la straordinaria vittoria ad Adelboden, un successo rossocrociato che nell’Oberland bernese si attendeva da 12 anni. “Mi sono sentito un guerriero, ora dovrò imparare a gestire anche i tracciati e le nevi che non mi piacciono, quando ci riuscirò potrò dire di essere diventato uno slalomista completo”.

La Svizzera è una nazione che vive di sci, ma fino a poco fa non era una nazione di slalomisti (solo 16 vittorie tra i paletti stretti in 53 anni di Coppa del Mondo). Nelle ultime settimane Daniel Yule ha iniziato a cambiare la storia!

 
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