Besse: "Bisogna investire sui giovani" - Gallery image
Come di consueto, quando si giunge all'epilogo di una rassegna quale i Mondiali di Schladming, bisogna tirare una riga e stilare un bilancio sulle prestazioni fornite dagli atleti rossocrociati. Se da una parte bisogna giustamente incorniciare la performance superlativa, valsa una medaglia d'argento, della ticinese Lara Gut nel Super G femminile, dall'altra dobbiamo però tenere dovutamente conto del fatto che per una nazione come la nostra, dove lo sci è uno sport di punta che rappresenta un fattore culturale fortissimo, tornare a casa con il solo metallo conquistato dalla giovane ragazza di Comano è un risultato alquanto deludente.
Ma quali sono le cause di questa disfatta? Su quali punti dobbiamo intervenire per uscire da questa crisi? Abbiamo posto questi quesiti al quattro volte Campione di discesa rossocrociato William Besse, che ha commentato quanto segue: "Ci sono diversi aspetti, intanto è chiaro che ci si è resi conto che lavorare con piccoli gruppi non è stata una scelta appagante in quanto non ha giovato a formare uno spirito di squadra. Bisogna poi intervenire sui giovani perché troppi lasciano a causa dei problemi ad abbinare l'attività agonistica e quella professionale, serve un maggiore aiuto finanziario da parte della federazione per garantire il ricambio generazionale".
Un altro aspetto obsoleto nel mondo del circo bianco riguarda i premi, troppo bassi e soprattutto ristretti ai primissimi della classifica, come commenta sempre l'ex sciatore alpino elvetico: "È chiaro che se paragoniamo lo sci al tennis o al calcio i premi sono irrisori, se pensiamo ai rischi che gli atleti corrono soprattutto nelle prove di velocità. Tralasciando Kitzbühel, bisogna studiare qualcosa per rendere i premi davvero attrattivi, magari ampliando i city events. Non è normale che il decimo in classifica del tennis guadagni così tanto di più del decimo nello sci".
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