dall'inviato a Seefeld Giancarlo Dionisio
Proprio così, due volte alla cassa: una con la propria faccia bene in vista per mostrare, senza fierezza, il volto dell'incoscienza; una con il portafogli in mano per contribuire, almeno in parte, alla ricostruzione di ciò che hanno distrutto. Ciò che è accaduto ieri a Seefeld non è una controversa situazione legata all'utilizzo di una pomata contenente sostanze vietate, come era accaduto pochi anni fa a Therese Johaug e a Martin Jonsrud Sundby. I recenti vincitori delle due prove a stile classico erano entrambi passati sotto il torchio dell'antidoping, avevano pagato il prezzo della loro colpa (lui molto meno di lei), ed erano tornati a gareggiare incassando gli Osanna del pubblico. In fondo, nel cuore degli appassionati, albergava il dubbio che fossero vittime di un sistema rigido che non consentiva neppure di utilizzare un innocuo farmaco per curare un herpes sulle labbra o qualche colpo di tosse di troppo.
Eh no, la vicenda di ieri è ben più pesante. È frutto di appostamenti e pedinamenti durati svariate settimane tra Germania e Austria. E poi, uno dei cinque atleti arrestati (verosimilmente si tratterebbe dell'austriaco Dominik Baldauf) è stato sorpreso con la siringa nel braccio mentre si apprestava ad effettuare una trasfusione di sangue. Chissà se avrà reagito come l'amante colto in flagrante: "Non è come lei immagina!" Sta di fatto che di dubbi non ce ne sono. Nella rete della polizia si sono impigliati pesci medi, come gli estoni Karel Tammjärv e Andreas Verpalu, il cui padre Andrus, pure coinvolto in passato in una vicenda di doping, per lo meno vinceva. Il quinto è però un boss: Alexey Poltoranin, cinque vittorie in carriera, 16 presenze sul podio, due medaglie iridate, un classista puro che molti immaginavano potesse lottare ieri per il podio. Nella sua semplice analisi, Dario Cologna ha espresso due verità: " È una brutta giornata per il fondo, ma d'altro canto dobbiamo essere lieti che ci siano dei controlli, e che chi bara venga individuato".
Dal canto suo Peter Schröcksnadel, potentissimo presidente della Federazione austriaca di sci ha minacciato di chiudere la sua sezione di sci di fondo. Secondo me sarebbe un ulteriore danno di immagine, che andrebbe a togliere ulteriore fiducia da parte del pubblico e penalizzerebbe coloro che lavorano onestamente. La parola d'ordine dovrebbe essere RIGORE, come sta accadendo nel ciclismo da circa un decennio: passaporto biologico, reperibilità, controlli a tappeto prima dei grandi eventi, e controlli inopinati fuori corsa. Così, forse, lo sci di fondo riuscirà ad evitare un nuovo scandalo.
Mondiali di Seefeld, il servizio sul caso doping (Telegiornale 27.02.2019, 20h00)
RSI Sport 27.02.2019, 20:46


