Migliaia di chilometri per star vicino al proprio amico
Migliaia di chilometri per star vicino al proprio amico (Keystone)

Pochi secondi di Murat, ma "sa mola mai"

Il ticinese sostenuto a PyeongChang dal suo storico Fans Club

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dall'inviato a PyeongChang Marcello Ierace

Si può quantificare un'amicizia? Per gli amici di Murat Pelit un'amicizia vale almeno trentamila chilometri di viaggio tra andata e ritorno. Vale anche tutto il coraggio di prendere un aereo per la prima volta, dopo aver girato le spalle all'aeroporto all'ultimo momento in più di un'occasione. Vale tutto insomma. "Perché Murat è così, è un'esplosione di energia, non puoi non volergli bene", ci dice Suat, fratello maggiore dello sciatore di Stabio. Con lui sono arrivati in dieci a PyeongChang (quelli del Fans Club Bode Murat) per vedere all'opera il buon Murat, uno scalmanato con il sorriso sempre stampato in faccia.

Il gruppo arriva alla spicciolata a bordo pista. Prima si raggruppano davanti alle tribune e poi prendono possesso di un'impalcatura sopraelevata dove piazzano lo striscione. Il tutto con buona pace degli steward coreani, che un po' ci provano a farli spostare, poi desistono. Perché, alla fin della fiera, è una festa. L'ambiente è di quelli goliardici da sagra di paese, con birre e vettovaglie d'ordinanza.

Poi però ci si inizia ad avvicinare al momento fatidico. "Quando parte?", ci chiedono. Il pettorale è il 58, loro sono lì da quando è partito il primo, alle nove e mezza, e dopo due ore di Murat nemmeno l'ombra. Riccardo, il capo-viaggio, palpita, è una maschera di tensione. Non parla più nessuno. Si guarda in alto, il megaschermo a lato. Ci siamo: Murat Pelit parte, fa il suo esordio alle Paralimpiadi. È davanti a tutti al primo intertempo, poi anche il secondo intertempo è mica male, ma appare anche la sagoma sconsolata di Murat, fermo in mezzo alla pista. Trenta secondi scarsi di gara ed è tutto finito. Morale sotto le scarpe per tutti. Fino a quando non scende Murat, dalla pista laterale. E il sorriso è sempre quello: si vinca o si perda, si guarda avanti. Lui sorride, tutti sorridono. Ancora una volta è così, trascina tutti. È lui a consolare gli altri. Perché la parola d'ordine è sempre quella: "sa mola mai".

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