Dall'inviato a St.Moritz Luca Steens
Diciamolo subito, come doverosa premessa per evitare di esaltare il concetto di formazione svizzera per sportivi d'élite solo sulle ali delle emozioni che si stanno vivendo a St.Moritz 2017: la Fortuna, sotto le sue più svariate forme (per esempio infortuni, piccoli errori dalla parte degli avversari, giornata giusta e fattore casalingo per i propri atleti) è imprescindibile per ogni successo. Ma bisogna saperla mettere dalla propria parte, come ormai da anni si fa in Svizzera in ogni sport, seguito o meno popolare che sia, con le scuole per giovani talenti.
Calcolando il bacino ridotto rispetto ad altre nazioni ben più popolate della Svizzera, i successi colti ogni anno da sportivi elvetici (medaglie sì, ma per guardare allo sport più popolare, il calcio, pure sottoforma di contratti firmati in campionati prestigiosi) sono proporzionalmente molto alti. E questo sicuramente grazie al lavoro fatto nella cura e crescita dei talenti, accompagnati nello sport e parallelamente nella scuola.
Che poi nello sci si sia raggiunta l'apoteosi che stiamo vivendo ai Mondiali 2017, resta qualcosa di straordinario, in uno sport comunque di nicchia nel mondo e dove la tradizione conta ancora molto. Una tradizione rossocrociata che qui in casa ha lanciato definitivamente alla ribalta, accanto ai già esperti Beat Feuz, Mauro Caviezel e Lara Gut, pure tre 23enni come Luca Aerni, Wendy Holdener e Michelle Gisin. Insomma, i successi futuri sembrano assicurati e queste sei medaglie già conquistate in questa 44a edizione dei campionati iridati non faranno altro che stimolare altri giovani a seguire l'esempio di questi neo campioni.



