di Ivan Zippilli
Dodici Grandi Slam, quattro consecutivi come Rod Laver e Don Budge, meglio di Roger Federer e Rafael Nadal. Un montepremi insuperabile, complice anche il vertiginoso aumento delle retribuzioni per i successi nei Major. Un primo posto in classifica intoccabile, al punto che il serbo potrebbe quasi prendersi un semestre sabbatico e restare in vetta all’ATP. Tutti i numeri sono dalla parte di Novak Djokovic, l’unico dai tempi di Jim Courier a centrare la doppietta Australian Open-Roland Garros, l’unico dunque da 24 anni a poter ancora sperare di chiudere il Grande Slam nell’anno solare.
Nole è intrattabile, fortissimo, preciso, fisicamente eccellente, tecnicamente dotato. Il suo dominio è sotto gli occhi di tutti, mentre forse non sotto gli occhi di tutti è il fatto che manchino degli sfidanti davvero capaci di farlo traballare. A dire il vero si pensava che Andy Murray fosse pronto a sgambettare il serbo sin dalla sua prima finale parigina, ma nell'ultimo atto, ad un avvio quasi perfetto, è seguito un crollo difficile da comprendere. Lo scozzese è un grande giocatore, ma al dunque spesso perde e raramente vince. Non è lui l’anti-Djokovic.
Una considerazione va fatta: Nole è arrivato quando Federer era al suo vertice e Nadal già era esploso diventandone il rivale. Per anni ha lottato all’ombra dei due, perdendo dallo svizzero sul veloce e dallo spagnolo sulla terra. Questo cammino difficoltoso, per uno cresciuto tennisticamente sotto le bombe NATO a Belgrado, era poca cosa: è stato anzi lo stimolo, per sua stessa ammissione, a migliorarsi, faticare ancor di più, lavorare più duramente per salire e raggiungere un livello superiore. Oggi Djokovic non solo raccoglie il premio guadagnato giorno per giorno in questo percorso, ma si trova nella posizione di chi l’ha preceduto, avendo la possibilità di andare ancora più lontano, perché l’orizzonte davanti a lui è libero.
Non nascondiamoci: chi ha fermato il serbo in questi ultimi anni? A parte Nadal a Parigi, praticamente solo Stan Wawrinka. E chi gli ha fatto sudare le vittorie? A parte, a volte, Murray solo Federer, Nadal e Wawrinka. Tutti e tre più “anziani di lui”, con Rafa quasi coetaneo ma molto più logorato. La nuova generazione sta arrivando ma non con la prepotenza di 10 anni fa: Dominic Thiem, in assoluto il più pronto, a 23 anni non ha ancora trovato la prima finale di uno Slam, mentre a quell’età i “big three” almeno un trofeo l’avevano già in bacheca. Alexander Zverev, Nick Kyrgios & co sono promesse che aspettiamo, senza garanzie, di vedere mantenute.
Sta forse finendo una sorta di “nuova età dell’oro” di cui il vero Re Mida rischia di essere proprio Djokovic. Vero è che quando Nadal raggiunse i 14 slam come Pete Sampras sembrava quasi “ovvio” che ne avrebbe vinti ancora parecchi, mentre a tutt’oggi il mancino di Manacor lì fermo sta. Qualcuno però si mise d’impegno per fermarlo. Quel qualcuno, con lo scettro in mano, aspetta imperturbabile uno sfidante vero che abbia l’ardire di affrontarlo. Purtroppo per gli altri, le ultime due settimane sembrano dire che potrà ancora tranquillamente aspettare.
Il servizio con Novak Djokovic (Rete Uno Sport 06.06.2016, 08h00)
RSI Sport 06.06.2016, 08:47
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