dall'inviato a Lilla Marcello Ierace
Edificato nel più classico dei “non luoghi” urbani, fatto di svincoli autostradali e centri commerciali, lo Stade Pierre-Mauroy è una sorta di mix tra il Nido olimpico di Pechino e l’Allianz Arena di Monaco. Esteticamente impeccabile, dotato dei migliori comfort e delle più sofisticate tecnologie, l’impianto però sembra non piacere tanto alla comitiva rossocrociata. Al di là della mera pretattica, furbescamente un po’ lamentosa, la struttura non appare propriamente affine al mondo della racchetta, tendenzialmente più avvezzo ad ambienti più raccolti.
Al primo colpo d’occhio si notano subito gli enormi spazi intorno al campo da gioco, con degli out forse ancora più profondi di quelli già abbondanti del Philippe Chatrier parigino. Poi sono gli altri sensi a dare dei segnali. Come quell’odore di erba stantia – tipo profumo… di stalla – che pervade l’arena, derivante dallo spostamento del campo di calcio, meccanicamente sollevato e spostato nella metà non utilizzata della struttura.
Ma ciò che sembra preoccupare maggiormente è il freddo. Dany Boon, nel suo splendido “Bienvenue chez les Ch’tis” (il nostro “Giù al Nord”), ci aveva preparato alla gelida accoglienza climatica del Nord-Pas de Calais (oltre al curioso accento: tra l’altro parlano proprio così!), ma non si pensava di essere confrontati con tali temperature all’interno. Tra dentro e fuori lo stadio c’è infatti poca differenza e voci incontrollate – non si sa quanto seriose però – narrano di una possibile distribuzione di 27'000 coperte durante i giorni di match. Ma forse sono soltanto… freddure.
Coppa Davis, il servizio sullo stadio di Lilla (Telegiornale 21.11.2014, 20h00)
RSI Sport 20.11.2014, 00:00
Video-panoramica dello Stade Pierre-Mauroy
RSI Sport 20.11.2014, 09:25
La panoramica dello Stade Pierre-Mauroy








