Tennis

Il suo più grande avversario è la testa

Federer può essere il migliore, ma serve più lucidità

  • 28.01.2016, 18:53
  • Ieri, 15:05
Avversari solo durante la partita

Avversari solo durante la partita

  • Keystone
Di: RSI Sport 

di Stefano Ferrando

Ci risiamo: Roger Federer è bello, elegante, gioca divinamente (ancora meglio che in passato), ma...ma prima o poi qualcuno ci riporta alla cruda realtà, quella dei numeri, dello Sport dove uno vince e uno perde. Quel qualcuno è Novak Djokovic, martellante nel suo incedere in una carriera quasi da marziano, asfissiante con il suo essere attaccante da fondo, ingiocabile grazie alla sua maniacale professionalità, imbattibile come pochi prima di lui hanno saputo fare. Fra questi c'era naturalmente Federer.

"Il divino" ha riposto da tempo l'idea di tornare più in alto di tutti (e la sua programmazione del 2016 lo testimonia), ma di certo non ha rinunciato all'idea di essere il Migliore: nonostante ciò, negli ultimi mesi si sta rendendo conto che non è sufficiente. Non basta aver rispolverato il tennis di gioventù, avergli aggiunto una dose di quella classe e quella magia che i tanti record gli hanno dato, neppure essere tornato a far pesare nella testa degli avversari la sua personalità. O meglio, basta con il mondo intero, non con quell'autentico fenomeno di Djokovic. Per pensare di fermarlo bisogna superarsi, rasentare la perfezione (come fa il serbo riducendo gli errori e piazzando i vincenti quando più conta) e regalare i due set iniziali non rientra certo nel decalogo di chi vuole provarci.

Qui però sta la questione: voleva davvero provarci Federer? La risposta ovviamente è sì, basti pensare all'azzardo di scegliere di rispondere nel primo game, ma il timore è che il basilese non avesse più l'energia per farlo: non parliamo di fiato e muscoli, quelli sono a posto, pensiamo alle riserve nervose, alla testa. Tutto si può allenare ma una testa logorata da quasi vent'anni di carriera mostra, è inevitabile, il peso di tante partite: solo così possiamo spiegarci i primi 54' e i due set che hanno sbriciolato Federer. Certo, dopo sono arrivati la fiammata e l'orgoglio del campione, ma quelli hanno "solo" prolungato il match: e nessuno parli di "sfortuna". La sfortuna non esiste, il primo a saperlo è lo stesso Federer perché le righe sfiorate da Djokovic, il nastro che lo ha mandato fuori tempo impedendogli di chiudere la volée sul 30 pari 3-4 del quarto set, sono solo conseguenze della feroce determinazione di uno, quello vincente, e delle difficoltà dell'altro, quello perdente.

L'avversario vero, quello più tosto, per i prossimi mesi (speriamo anni) sarà per il renano lo stesso Federer, la sua testa che dovrà compiere l'ennesima magia e restare lucida, fresca e piena di energia dal primo all'ultimo giorno di uno Slam, quando, sarà inevitabile, ritroverà il numero uno e tenterà ancora una volta di mostrare al mondo che lui è sempre il Migliore.

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Australian Open, il servizio su Federer (Sportsera 29.01.2016)

RSI Sport 29.01.2016, 23:13

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