Di Stefano Ferrando
"Finalmente in Finale senza quei tre..." Andy Murray deve aver pensato più o meno questo quando ha rimesso piede sul Centre Court per la Finale di Wimbledon 2016. La terza della stagione per lo scozzese sempre sconfitto, la prima in carriera che lo vedesse opposto ad un avversario non uscito dal trio terribile Federer-Djokovic-Nadal.
Tutto facile perciò? Neanche per idea o meglio, Murray ha fatto apparire semplice un match da cui poteva uscire stritolato. È sceso in campo da favorito, con la pressione di non poter fallire, consapevole che una sconfitta con Raonic (lui al primo gran ballo in uno Slam) lo avrebbe riportato ai tempi del "perfect loser" ed invece...invece Andy oggi è ancora più completo, atleta esemplare lo è sempre stato ma in più è un marito e papà felice: non sottovalutiamo questo aspetto.
Infine al suo fianco c'è di nuovo lui, Ivan Lendl: durante il match appare imperturbabile (a volte si ha pure il dubbio che in tribuna ci sia un suo cartonato a grandezza naturale tanto è fermo) ma nessuno ha saputo entrare nella testa dello scozzese come lui. In più ha avuto il merito di tranquillizzare tutto un team (oramai bisogna parlare di squadra perché fra parenti, allenatori, collaboratori, manager, un Top10 deve gestire un gruppo numeroso) che spesso aveva stressato Andy più che aiutarlo. Il loro rapporto è fatto di poche parole, vuoi perché Lendl non intende sprecarne, vuoi perché Murray ha passato buona parte della sua vita d'atleta a sentirsi riempire la testa di continui consigli e direttive.
Insieme non vanno certo in vacanza così come a cena al ristorante ("Ivan mangia alle cinque del pomeriggio" ha detto Andy di cui è giusto apprezzare lo humour) ma l'allievo sa di poter contare sempre sul maestro anche quando è in campo, in una Finale: lì Andy corre, sbuffa, si arrabbia, cerca Lendl con lo sguardo e questi non risponde ma, al massimo, alza un sopracciglio...tanto basta a Andy per mettere ordine in quella testa in piena tempesta. Se poi non funziona c'è il cambio campo e quel foglietto, sapientemente nascosto nella borsa al suo fianco, su cui ha messo nero su bianco i "comandamenti" dettati da Lendl.
"Carpe diem" lo scozzese ha colto l'attimo, ha sfruttato e metabolizzato le eliminazioni altrui, Djokovic in primis quindi Federer, e tenuto mentalmente: mamma Judy ha sottolineando quanto fosse enorme il peso sulle spalle del più forte dei suoi figlioli e forse spiegato così le lacrime che hanno rigato il volto di Andy subito dopo il match point.
A Melbourne disse "posso piangere come Roger ma non giocare come lui". Sul Centre Court seppur non abbia potuto dire per ovvie ragioni che giochi come Federer avrà pensato "posso vincere come Roger". Good job Andy (and Ivan...).
Wimbledon, il servizio sulla finale maschile (Telegiornale 10.07.2016, 20h00)
RSI Sport 10.07.2016, 20:48








