dall'inviato a Londra Stefano Ferrando
"Sono ancora affamato di Tennis". In fin dei conti non aspettavamo altro che sentire Roger Federer pronunciare quelle poche parole: il sorriso è amaro, ha appena perso la sua terza finale a Wimbledon (per i "gufi" l'ultima occasione di una carriera speciale) eppure, come un qualsiasi ragazzo, già medita di tornare e riprovarci. Certo è arrabbiato, deluso ma l'amarezza di una sconfitta non mette in discussione il suo amore per questa vita e per il Tennis nè tantomeno la nostra passione per lui.
Sapeva di aver bisogno del match perfetto, della replica della semifinale con Murray (La partita del torneo senza ombra di dubbio) ma Djokovic non glielo ha concesso. Prima con il contro break immediato nel primo set, quindi con un punto pazzesco in apertura di tie break nel primo set, un punto che ha destabilizzato Federer tanto da cancellarlo per due minuti dal campo, minuti fatali. Quel primo set era capitale per il suo match: ha dovuto rincorrere, giocare il tie break più vibrante e per certi versi miracoloso che si potesse immaginare e lì ha finito le energie nervose. La sospensione per la pioggia non è servita, ha solo prolungato una lenta agonia, condita dalla voglia di essere protagonista ma inevitabile davanti allo strapotere di Djokovic.
Non ha rigiocato il match perfetto, né al servizio, né con il dritto, ha rischiato e sbagliato di più, ha subito la legge del più forte. Perché Djokovic, non si discute, è il più bravo; un numero Uno che non si adagia, che cresce e pensa a migliorare in ogni aspetto sul campo come nella vita. Dalla ormai famosa dieta senza glutine al miele esotico che scioglie nell'acqua tiepida, fino alle visite al tempio buddhista per trovare calma e serenità. Grazie anche a questo e al lavoro costante, ripetitivo, magari noioso ma indispensabile ha fatto suo il nono Major in carriera.
Roger Federer rimane al titolo 17, quello del 2012 ma potrà godere dell'ennesima dimostrazione di affetto nei suoi confronti, di quegli sguardi increduli ogni volta che chiude una volée con un passo di danza, di tutte quelle dita incrociate sul Centre Court al momento di una palla break o di un set point. È affamato di Tennis come noi lo siamo di lui: e non importa se il 18mo Slam non dovesse arrivare, non importa se un giorno Djokovic, Murray, Nadal o chi volete dovessero superarlo per titoli e vittorie.
Roger Federer è e rimarrà per sempre unico e speciale: noi lo sappiamo, chi ne pronostica il crollo imminente o l'eclissi da almeno cinque anni si accorgerà del vuoto che lascerà perché se "il Tennis è più grande di un singolo tennista", come ama ricordare lo stesso Federer, è altrettanto vero che oggi più che mai il Tennis si identifica in lui, un artista di quasi 34 anni capace di farci ancora vibrare.
Il commento di Ivan Zippilli (Rete Uno Sport 07h00, 13.07.2015)
RSI Sport 13.07.2015, 10:24
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