Ricorrenze

Cinquant’anni fa, l’ultimo diaframma al San Gottardo

Dagli Archivi, la diretta del 26 marzo 1976 dal cantiere della galleria autostradale più lunga al mondo

  • Ieri, 08:15
Pozzo di ventilazione di Motto di Dentro (versante sud), le/i presenti attendono la diretta: lo schermo accanto al pulpito (dal quale si potranno seguire i collegamenti con Hospental e con i minatori in servizio) mostra ancora il monoscopio.

Pozzo di ventilazione di Motto di Dentro (versante sud), le/i presenti attendono la diretta: lo schermo accanto al pulpito (dal quale si potranno seguire i collegamenti con Hospental e con i minatori in servizio) mostra ancora il monoscopio.

  • RSI
Di: RSI Archivi / ri 

Poco prima di mezzogiorno del 26 marzo 1976, in telecronaca diretta dalle profondità del San Gottardo, Marco Blaser tracciò un parallelo tra il progresso del genio civile – “sotto questo massiccio alpino si sta realizzando la galleria autostradale più lunga del mondo” – e quello della comunicazione:

“Nel 1880 fu il telegrafo, a dare notizia a tutto il mondo della galleria ferroviaria. Oggi, le telecamere permettono questo collegamento a colori dall’interno del massiccio”.

Istintivo, per un giornalista che aveva visto nascere e ampiamente contribuito a far crescere la nostra Radio-tv.

La copertura di questo “momento di rara emozione”, come Blaser definì la caduta dell’ultimo diaframma del cunicolo di sicurezza, costituì in effetti una sfida. Le PTT, che all’epoca fornivano i collegamenti, non avevano mai operato nelle condizioni dello scavo grezzo, dal quale il suono del boato e le immagini della nuvola di polvere con i blocchi di granito scagliati a metri di distanza furono trasmessi in Eurovisione grazie a telecamere e microfoni dell’allora RTSI, anch’essa impegnata in un allestimento senza precedenti.

Luci, telecamere e schermi televisivi tutt'attorno.

Luci, telecamere e schermi televisivi tutt'attorno.

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Alla cerimonia – “la festa dei minatori, un tributo al lavoro” disse il cronista – assisterono 150 rappresentanti della stampa e altre 100 persone invitate. A sud, in corrispondenza del pozzo di ventilazione di Motto di Dentro, il consigliere federale responsabile delle finanze e delle dogane Georges-André Chevallaz si rivolse al Ticino: “Non avrete più ragione di provare questo sentimento, spesso esasperato, di trovarvi ai margini. Rivestite un ruolo eminente fornendo alla nostra diversità elvetica un apporto senza cui la Svizzera stessa non esisterebbe”.

Il Consigliere federale Georges-André Chevallaz, nel suo discorso, riconobbe al Ticino "un apporto senza cui la Svizzera stessa non esisterebbe".

Il Consigliere federale Georges-André Chevallaz, nel suo discorso, riconobbe al Ticino "un apporto senza cui la Svizzera stessa non esisterebbe".

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A nord, all’altezza di Hospental, prese la parola per primo il cappellano don Attilio Pellanda: “Lode alla piccola Svizzera che ha affrontato il gravoso onere finanziario per portare avanti questa grandiosa realizzazione che collegherà in permanenza i popoli del Nord e del Sud, ma la nostra riconoscenza va agli attori di quest’opera colossale, cioè ai valorosi operai minatori”. In effetti, tutte le autorità politiche e religiose e i portavoce dei consorzi che si alternarono al pulpito ringraziarono i circa 500 minatori presenti e dedicarono sentite parole ai 12 caduti.

La caduta del diaframma – unica cerimonia prevista fino all’apertura della galleria nel 1980 – coincideva con l’esplosione numero 7381 dello scavo del cunicolo, che corre a circa 30 metri dalla canna principale. Il diaframma spesso 1,8 metri, posto grossomodo a metà dei quasi 17 chilometri tra Göschenen e Airolo, fu fatto saltare con una cinquantina di chilogrammi di candelotti di esplosivo collocati in fori profondi 3 metri.

Pubblico a casa e presenti alla cerimonia possono seguire, attraverso il piccolo schermo, la volata (scoppio contemporaneo di un certo numero di mine) numero 7381.

Pubblico a casa e presenti alla cerimonia possono seguire, attraverso il piccolo schermo, la volata (scoppio contemporaneo di un certo numero di mine) numero 7381.

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La cerimonia fu scandita dalle esecuzioni musicali del Coro Stella Alpina di Bareggio e della Fanfara di Wassen.

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1:28:29

Il San Gottardo vede la luce

RSI Archivi 26.03.1976, 10:30

  • © RSI

A preparare l’ultima carica furono due “minatori anziani”: Arturo Gaetani, 42 anni, di Morano in Calabria sposato a una valmaggese e residente in Ticino, e Pancrazio Ranieri, 41 anni, della Basilicata. In quel momento il cunicolo – fondamentale per l’aerazione, il drenaggio dell’acqua e il trasporto efficiente di detriti, uomini e materiale – fornì anche una verifica dell’esattezza dei calcoli: la certezza di aver lavorato con precisione per 7 anni.

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