La RSI

Patti chiari assolto nella causa intentata dall'IPUS

Patti chiari non ha violato le regole nella puntata del 18 marzo 2016

  • 09.09.2016, 17:39
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Non c’è stata diffamazione né calunnia. Si può riassumere così la decisone emessa oggi dalla Corte dei reclami penali nella causa intentata dall’IPUS, Istituto Professionale Universitario Svizzero (ribattezzatosi Istituzione di Alta Formazione) contro la trasmissione della RSI Patti chiari, dedicata ai diritti dei cittadini. Il termine di ricorso contro questa decisione non è ancora scaduto.

La trasmissione in questione, andata in onda il 18 marzo scorso col titolo Troppi nei nell’ateneo, aveva sollevato il velo sull’attività della scuola chiassese: corsi universitari di tre anni per ottenere una laurea in fisioterapia riconosciuta in Svizzera e in tutta Europa. L’inchiesta di Patti chiari aveva però evidenziato le pratiche leggere dell’istituto di Chiasso: esami senza controlli, professori non abilitati, abuso dei loghi universitari. Insomma, un pasticciaccio che aveva costretto molti studenti ad affrontare un vero e proprio incubo: esami da rifare, altre tasse universitarie da pagare (dopo quelle già versate a Chiasso) e addirittura un trasferimento in Slovenia per finire gli studi e svolgere il necessario tirocinio.

Una vicenda, quella dell’IPUS, a cui si era aggiunto un decreto d’accusa, siccome la scuola si sarebbe fregiata senza averne diritto del termine “universitario”.

Nel frattempo l’IPUS è finito sotto i riflettori della cronaca nei giorni scorsi per la procedura di fallimento aperta nei confronti dell’istituto.

La decisione del giudice a favore di Patti chiari conferma quindi la fondatezza delle accuse mosse dalla trasmissione e la correttezza con cui è stata effettuata l’inchiesta giornalistica.

Lugano, 9 settembre 2016

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