Luciano ha la faccia larga, aperta e fiera come la pianura da cui proviene. Non ricordo come lo conobbi, forse grazie a Valerio Soave che era il suo avvocato e poco dopo insieme fondarono la Mescal. Comunque nei primissimi anni ’90, appena pubblicato il primo album “Ligabue”, lo invitai più volte ai microfoni di Rete Tre. Prendeva l’auto, inforcava l’A1 e arrivava. Inoltre se avevo un “buco” in programma era uno di quelli che chiamavo al telefono, ed era sempre disponibile.
Conservo ancora e con affetto alcune registrazione di quel periodo anche perché è stato sempre un piacere colloquiare con lui: curioso, mente fervida, ricco di interessi anche extra musicali, dalla letteratura, ai cinema, dai fumetti ai temi della politica. Alla vita in sintesi, alla sua osservazione con tutti i deragliamenti dell’anima che comporta.
Ci fu subito una grande sintonia cementata non solo dall’amore per la musica (sempre in bilico tra la Via Emilia e il West), per l’Inter e il piacere del confronto; ci univa anche un’altra passione, quella per il suo concittadino Pier Vittorio Tondelli che avevo proprio conosciuto alla RSI qualche anno prima.
Lo scrittore abitava nello stesso stabile a Correggio, ed è indubbio che la scrittura del Liga sia stata influenzata dall’opera di Tondelli, dal suo linguaggio, dal suo sguardo sul mondo, dal suo stile narrativo. Liga stesso mi disse una volta che il “big bang” per lui fu proprio il romanzo generazionale “Altri libertini”. Li capì come e cosa doveva scrivere, abbandonando al contempo testi pretenziosi; e farlo soprattutto con semplicità, senza presunzione alcuna. Un’amicizia dunque che mi spinse, nel mio piccolo, ad adoperarmi per favorire alcuni suoi concerti nella nostra regione: in Piazza Grande a Locarno, nella Sala Metro in via Brentani a Lugano, al Palaghiaccio di Biasca, il primo alla Resega. E ogni volta al termine ci si confrontava sull’esito della performance. E risale sempre a quegli anni l’invito del Festival di Montreux nell’ambito di una “Serata italiana” (con Nannini e Ruggeri) con Luciano che mi chiese al volo di fargli da interprete per alcuni colleghi francesi e inglesi incuriositi da questo sconosciuto rocker italiano dalla voce lastricata d’asfalto.
E poi il botto con “Buon compleanno Elvis” e la storia che conosciamo tutti: i club che diventano teatri, poi palazzetti e infine stadi. E dischi di grande successo. Tra musica, pubblicazioni editoriali e cinema i “sogni di rock’n’roll” sono ormai una solida realtà. Che non hanno certo modificato il suo rapportarsi alla vita, i suoi principi e i suoi valori. Con lo status raggiunto dal nostro le frequentazioni scemarono, ma un occhio di riguardo per la RSI l’ha sempre mantenuto permettendoci ad esempio di realizzare un documentario “on the road” in occasione del “Liga Rock Park”, per il quale oltre a recarci con la troupe a casa sua abbiamo coinvolto molti fans ticinesi. O così come quando ci raggiunse nell’Auditorio della RSI per incontrarci e donarsi amabilmente al pubblico.
O quando mi invitarono sul set del video di “L’odore del sesso”. Un ricordo bizzarro, un incontro inaspettato, fuori programma avvenne a Buenos Aires. Nel 2015 ero li per le vacanze e scopro da un piccolo manifesto appiccicato lungo Corrientes che Luciano è in concerto il giorno stesso al Teatro Rex. Nel pomeriggio mi presento, chiedo agli inservienti se posso salutare un parente. Mi lasciano entrare e mi accomodo seguendo le prove. Al termine delle quali mi presento. Lo stupore è visibile sul volto di tutti. Stupore e risate, e baci e abbracci con tutta la crew. Quel calore e quelle emozioni che Luciano restituisce sempre nelle sue canzoni.
Gianluca Verga

