Con la finale di domenica si chiude il Mondiale più lungo di sempre. Per il nostro Paese le indiscutibili stelle di questa edizione sono stati i giocatori e lo staff della Nati, che hanno portato la Svizzera allo storico traguardo dei quarti di finale. Ma per coprire una competizione di questa portata sono tanti i ruoli che permettono alle emittenti come la RSI di fornire un servizio completo e approfondito. Tra queste c’è la figura del corrispondente sportivo. Per sapere come vive un Mondiale chi lo segue direttamente sul posto abbiamo intervistato Gianluca Pusterla, corrispondete RSI dai Mondiali.
Un mondiale, tre Paesi, sedici città e tre fusi orari differenti. In che modo questa situazione logistica un po’ “anomala” influisce sul tuo lavoro di corrispondente?
Nonostante tutto, gli spostamenti non hanno avuto un peso così importante. La Svizzera ha avuto il suo campo base a San Diego e da lì si è spostata per le partite. San Francisco, Los Angeles, Vancouver e infine Kansas City. Principalmente Stati Uniti e Canada, ma ci siamo recati anche nella vicina Tijuana per vedere come vivono il calcio in Messico. Insomma, gli spostamenti non hanno avuto un peso così grande, come pure i diversi fusi orari. L’aspetto più difficile è stato forse conciliare gli orari nordamericani con quelli svizzeri.
Come sono le giornate tipo di un inviato RSI in una manifestazione del genere?
Le giornate sono lunghe, ma al tempo stesso leggere, questo perché ti ritrovi a fare professionalmente cose che faresti per passione. Come dicevo, l’aspetto più complicato è stato conciliare gli orari del Mondiale con quelli svizzeri. Alla mattina la sveglia suonava decisamente presto. Poi, gli allenamenti, le conferenze stampa, le interviste e i collegamenti.
Come ci si prepara?
Con la curiosità. Leggere, leggere tanto. Dai giornali svizzeri a quelli locali, seguire i programmi tematici ma anche semplicemente parlando con le persone. Il bello di essere sul posto è proprio questo, riuscire a creare una rete di contatti con giornalisti provenienti da tutto il mondo. Addetti ai lavori, sì, ma anche gente normale: parlare, confrontarsi, capire e poi raccontare. Restituire al pubblico la realtà di quello che stai vivendo. Dare un valore al fatto che si è sul posto, raccontando usi e costumi del paese che ti ospita. Il miglior modo di prepararsi è vivere a 360 gradi quello che succede, con curiosità, essere propositivi, girare tanto, fare domande e cercare di essere sempre sul pezzo.
È difficile stare lontano da casa per così tanto tempo?
Stare via da casa non è sempre facile. Questo, poi, è stato un Mondiale decisamente lungo. Siamo partiti il 2 giugno, ancor prima se si considera il ritiro a San Gallo. La squadra RSI era però affiatata e questo ha reso tutto più semplice. Anche se un buon caffè, un risotto e un salume nostrano mi sono mancati!
Che bilancio ci fai di questo Mondiale finora? Che ci dici della Svizzera?
In generale, un mondiale divertente. Quello squilibrio derivante dall’allargamento non si è visto più di tanto. E, con il passare delle partite, sono usciti i reali valori delle squadre. Per la Svizzera è stato un crescendo. Dalle polemiche dopo la prima amichevole e al pareggio contro il Qatar fino a quella serie di rigori da brividi contro la Colombia. La nostra corsa è terminata contro l’Argentina e ha quel sapore di beffa. Perché la Svizzera a tratti è stata superiore ai campioni del mondo in carica e perché l’impresa era lì, a portata. In definitiva, però, è stato il miglior mondiale di sempre. Xhaka e compagni sono arrivati tra le otto formazioni migliori del mondo. Non è poco, per la piccola Svizzera. Anzi, sono tante le emozioni che ci hanno regalato. Alla squadra va solo detto un grande grazie.
Qual è la squadra che più ti ha sorpreso, e quale quella che ti ha deluso?
Le tre candidate al titolo sono arrivate fino in fondo. Spagna, Francia e Inghilterra. Come pure – ahinoi – i campioni in carica. Niente di inatteso. Tra le sorprese è impossibile non citare Capo Verde. Una nazione piccola che ha fatto un figurone. Come noi, per poco non riescono nell’impresa di estromettere l’Argentina. In negativo senza dubbio la Germania. Fuori subito. E i tedeschi non giocano mai solo per partecipare.
Tu sei sul terreno dal primo giorno, come stanno vivendo questo Mondiale gli abitanti dei Paesi ospitanti?
È stato un crescendo. Gli americani hanno riscoperto il calcio. Per le città si respirava voglia di calcio. A conferma di questo ci sono il numero di biglietti venduti (da record), come pure lo share televisivo.
Quali differenze ti hanno colpito maggiormente tra Mondiali e Olimpiadi?
Durante un’olimpiade c’è un turismo diverso, fatto di appassionati. Si segue maggiormente lo sport, ma lo spirito è diverso. Il calcio è tifo, passione viscerale, lacrime e festa. E poi i numeri sono diversi, non a caso il calcio è lo sport più seguito al mondo.
Hai avuto modo di incrociare i tifosi svizzeri? Hai potuto vedere che percezione ha di loro il pubblico locale?
Certo, ed è stato bello parlare con chi è partito dal nostro Paese. Chi è venuto chi si è goduto le splendide città e si è gustato delle belle partite. Il tifoso svizzero è stato ben accolto. Stesso dicasi per noi. Nelle settimane in cui siamo stati qui si sono creati dei bei legami con la gente del posto. Con i tifosi americani, messicani e canadesi. Durante le partite delle rispettive squadre ci scambiavamo messaggi e si faceva il tifo l’uno per l’altro.
Com’è la percezione della partita da bordo campo?
Adoro stare in uno stadio di calcio, vivere la partita da lì ti permette di cogliere delle sfumature che altrimenti non potresti vedere. Devi rimanere sempre sul pezzo, scrutare quello che succede in campo e cercare di capire cosa viene detto dalla nostra panchina. Cogliere anche i gesti di Yakin e riportarli al pubblico. Sei lì, dove tutti vorrebbero essere. Insomma, mi ritengo un privilegiato.
La Svizzera è riuscita ad arrivare ai quarti dopo più di 70, come è stato seguire la Nati in questa avventura?
Emozionante. C’era la consapevolezza di poter fare qualcosa di speciale e così è stato. Tra squadra, ambiente e addetti ai lavori si è creato qualcosa di speciale. Onore ai ragazzi per aver fatto sognare un Paese intero per più di un mese. Certi momenti, certe emozioni, rimarranno indelebili per sempre. E poi, per me personalmente, era il primo Mondiale. Devo dire che non potevo desiderare niente di meglio.






