PATTI CHIARI 22.05.2026

Cure a domicilio, tutti alla cassa 

Dal 1° aprile una parte dei costi finisce direttamente sulle spalle dei pazienti

  • 7 aprile, 18:35
cure a domicilio.jpg
  • TiPress

La decisione è presa e, per il momento, non si torna indietro. Chi beneficia di assistenza e cure a domicilio dovrà contribuire ai costi. Ai pazienti viene chiesta una partecipazione di 50 centesimi ogni 5 minuti di cura, fino a un massimo di 15 franchi al giorno. All’anno possono diventare 5’500 franchi.

Tra questi pazienti c’è anche Antonella, 2 ore e 20 di assistenza alla settimana, che equivalgono ad una spesa di 56 franchi al mese, 672 franchi all’anno.

Una cifra ancora sostenibile per lei, ma che si aggiunge a tutto il resto e diventa un pensiero in più, un peso in più. Per altri la pillola è più salata, un’altra paziente ad esempio, per mantenere le stesse cure di oggi, dovrà sborsare 300 franchi al mese.

Negli ultimi anni, in Ticino, le ore di cure a domicilio — così come le associazioni e gli infermieri che le forniscono — sono aumentate in modo significativo, facendo lievitare anche i costi. E qualcuno oggi deve pagare.

Per il Cantone si tratta di una risposta al «grido d’allarme dei ticinesi sull’evoluzione negativa dei premi di cassa malati». Per molti addetti ai lavori e per diversi pazienti, però, più che una misura di risparmio sembra un vero e proprio ribaltamento dei costi sulle persone più fragili.

E non è l’unico nodo.

In Svizzera ci sono 1’783 infermieri a domicilio e di questi quasi 600 lavorano in Ticino. Saremo anche il Cantone più anziano, ma avere un terzo di tutti gli operatori della Svizzera si giustifica veramente?

La partecipazione ai costi è prevista dalla LAMal dal 2011 ed è già in vigore nella maggior parte dei cantoni svizzeri. A far discutere in Ticino è infatti la sua applicazione: non tutti saranno chiamati a riscuoterla e, di conseguenza, non tutti dovranno pagarla.

Una decina di spitex privati e una parte degli infermieri a domicilio, infatti, non hanno l’obbligo di esigerla. Si tratta di operatori in piena regola e riconosciuti, che però non hanno firmato il contratto di prestazione con il Cantone.

Tra loro anche Eros, per lui, la riscossione della tassa è solo auspicata. Insomma, potrà valutare se chiederla. Un bel vantaggio per i suoi pazienti.

Ma questa distinzione sta creando grossi problemi: si parla di concorrenza sleale e medicina a due livelli.

E di conseguenza le reazioni non sono mancate. Stefano Gilardi, presidente dello spitex pubblico ALVAD di Locarno, ha preso una decisione che non è passata inosservata: sospendere la richiesta di partecipazione finché la misura non si applicherà a tutti allo stesso modo.

E mentre il dibattitto politico continua, al centro restano i pazienti, chiamati a decisioni difficili: Armando Ghisalberti a 102 anni deve valutare se tagliare delle ore di cura per far quadrare i conti.

A discuterne nello studio di Patti chiari un rappresentante del Dipartimento della sanità e la responsabile cantonale regione Ticino di Alliance-care l’organizzazione mantello nel settore delle cure. Venerdì 22 maggio 2026.

immagine
04:36

Le cure a domicilio scaldano il Parlamento ticinese

Il Quotidiano 20.04.2026, 19:00

Fai sentire la tua voce a Patti chiari

Ti potrebbe interessare