L’inganno del falso prosciutto

Puntata del 29.11 - La DOP è ancora sinonimo di qualità?

venerdì 29/11/19 10:18 - ultimo aggiornamento: lunedì 02/12/19 18:40

Sono il fiore all’occhiello della produzione italiana di salumi: i prosciutti crudi di Parma e San Daniele. Il loro successo è senza confini: ogni anno la loro vendita genera un volume d’affari di circa un miliardo di euro in tutto il mondo. E da sempre anche in Ticino riscuotono grande successo tra i consumatori.

Ma quest’anno uno scandalo ha travolto le tanto apprezzate e decantate prelibatezze. Cosa è successo? Migliaia di cosce sono state vendute con il prestigioso marchio DOP anche se non rispettavano i rigidi disciplinari di produzione. I maiali venivano sì allevati in Italia ma inseminati con scrofe di una razza estera non ammessa: i cosiddetti duroc danesi che crescono più in fretta, hanno bisogno di meno mangime e possono essere macellati prima. Animali più redditizi rispetto a quelli autoctoni. Una truffa da almeno 30 milioni di euro. Patti chiari ha indagato, visitato aziende produttrici e allevamenti, intervistato macellai e tastato il polso ai consumatori.

Che impatto ha avuto questa vicenda? Ci si fida ancora di questi marchi? E soprattutto si è ancora disposti ad aprire il portafoglio per questi affettati che possono costare anche oltre 100 franchi al chilo? Ne discutiamo in studio con Roberto La Pira, direttore del fatto alimentare, Oreste Gerini, direttore generale dell’ispettorato italiano per la prevenzione delle frodi agro alimentari, Bianca Piovano e Andrea Russo, dell'Organizzazione italiana assaggiatori salumi, Roberto Luisoni, Associazione macellai Ticino e Carmelo Foglia, salumiere. 

 

Ndr: i prosciutti utilizzati durante la diretta sono stati donati in beneficenza

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