Cult Febbraio 2020

Il potere misterioso della parola

Era il 1859 quando Darwin diede alle stampe "L’origine delle specie". La stesura del suo testo capitale, con il quale sosteneva l’evoluzione delle specie per selezione naturale e adattamento, lo aveva messo parecchio in ansia, tra le altre cose perché temeva di attirarsi le ire dei credenti.

E in effetti le reazioni accese non mancarono ma il dibattito che si sviluppò vide anche formarsi un gruppo nutrito di sostenitori, in particolare nella cerchia dei naturalisti e degli scienziati, che lo sostennero pubblicamente e con forza non necessariamente perché convinti dell'inoppugnabilità delle prove addotte a sostegno della sua tesi.

Tra favorevoli e contrari, da allora la teoria dell’evoluzione è ancora alla ricerca di una convincente e definitiva risposta ai dubbi sollevati per primo, nel 1861, da Max Müller, docente di lingue moderne a Oxford. Müller, studioso raffinato e influente, contestava l’applicabilità della teoria all’uomo per via della capacità umana di parlare. Il linguaggio, e con esso la capacità di sviluppare il pensiero astratto, sarebbe ciò che ci distingue dalle altre specie animali, costituirebbe una sorta di "super potere", o così almeno lo definisce Tom Wolfe ne "Il regno della parola".

 
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