Alfonsina, Clotilde e la ricerca della felicità

di Natascha Fioretti

C’è chi nasce nella miseria e con le unghie e con i denti lotta non solo per sopravvivere ma per essere felice. C’è chi invece nasce circondato da sfarzo, luccichio e paillettes e resta immobile, prigioniero di tanta bellezza. La puntata di "Alice" di oggi racconta due donne e due storie profondamente diverse. Quella di Alfonsina Morini, poi Strada, nata a Castelfranco Emilia nel 1891 da una famiglia di contadini e quella di Clotilde Brunori Princi, donna elegante ed eccentrica discendente di una nobile famiglia fiorentina. La prima nasce in una baracca a Fossamarcia, tra umidità e zanzare, la seconda nell’elegante Villa del Grifo che svetta su uno dei tanti colli toscani. Quella di Alfonsina Strada, raccontata da Simona Baldelli in "Alfonsina e la strada" (Sellerio) è una storia vera, una storia di fatica e di conquiste, quella di Clotilde, raccontata da Caterina Soffici in "Tutto quello che possiedi" (Feltrinelli) è una storia fittizia in cui molte donne possono riconoscersi. Entrambe, anche se di epoche ed estrazione sociale diversa, si scontrano con i pregiudizi e con i codici di un mondo patriarcale che soffoca e offende le donne. Alle avversità e ingiustizie della vita Alfonsina e Clotilde reagiscono in modo differente, sarà bello scoprire come, sarà interessante vedere qual è il risultato delle loro scelte. Due figure femminili dunque sono al centro della nostra puntata ma chiudiamo in bellezza con la storia di un uomo, Philip, raccontata nel romanzo "Hagard", di Lukas Bärfuss uscito in italiano per L’Orma editore. Nel gergo della caccia il termine «hagard» designa quei falchi catturati in età adulta che non si lasciano mai davvero addomesticare. Sotto il segno di questa parola selvaggia, Lukas Bärfuss ha scritto un romanzo forsennato, che in un vorticare di ipotesi e immagini si inabissa nei fondali oscuri della coscienza contemporanea. Lo scopriamo insieme alla collega Moira Bubola.