Da qualche tempo i libri delle scrittrici ispano-americane vincono i premi più prestigiosi e scalano le classifiche di tutto il mondo. Romanzi e racconti brevi che, seppure nell’estrema varietà delle diverse esperienze letterarie, presentano alcune costanti: il femminismo, la denuncia della violenza del patriarcato e il ricorso al genere fantastico, weird o comunque una qualità spettrale del reale. Dallo straniante bestiale della messicana Guadalupe Nettel (La figlia unica, Bestiario sentimentale) ai racconti del terrore dell’equadoregna María Fernanda Ampuero (Sacrifici umani, Le bestie), dalle distopie ecofemministe dell’argentina Agustina Bazterrica (Le indegne, Cadavere squisito) all’horror-gotico di denuncia sociale della conterranea Mariana Enríquez (Le cose che abbiamo perso nel fuoco, La nostra parte di notte). La forza della loro proposta letteraria e il successo internazionale sono tali che una parte della critica ha già definito il fenomeno come un nuovo “boom della narrativa sudamericana”. È indubbio, comunque, che siamo di fronte a una nuova stagione d’oro della narrativa latina dove protagoniste, questa volta, sono le donne.
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