Alphaville

Hilary Mantel, la regina inglese del romanzo storico; Le cabine per fototessere compiono 60 anni; Dossier – 1982: L’anno più pop del pop (2./5), di Marco Pagani

Hilary Mantel, la regina inglese del romanzo storico
È scomparsa giovedì scorso a 70 anni la scrittrice e critica letteraria britannica Hilary Mantel. Autrice di romanzi storici e racconti, è stata la prima donna a vincere per due volte il prestigioso Booker Prize: nel 2009 col romanzo Wolf Hall e nel 2012 con Bring Up the Bodies (in italiano: Anna Bolena, una questione di famiglia). La sua trilogia di romanzi storici su Thomas Cromwell, pubblicata in Italia da Fazi, ad oggi ha venduto più di 5 milioni di copie ed è stata tradotta in 41 lingue. Per ricordare Hilary Mantel parliamo con Nicoletta Brazzelli, professoressa associata di lingue, letterature e culture inglese e anglo-americana all’Università Statale di Milano.

Le cabine per fototessere compiono 60 anni
La prima cabina in Italia fu installata a Roma nel dicembre del 1962: una rivoluzione tecnologica per quell’epoca. Negli anni l’evoluzione è passata dapprima attraverso il superamento della pellicola, per arrivare allo smartphone e alla possibilità, per chiunque, di fotografare qualunque cosa in qualunque momento. Il cambiamento profondo delle nostre abitudini introdotto dallo smartphone non ha però mandato in pensione le cabine. Ripercorriamo la loro storia con Giuseppe Riva, professore di psicologia della comunicazione all’Università Cattolica di Milano, al microfono di Lina Simoneschi Finocchiaro.     

DOSSIER – 1982: L’anno più pop del pop -2
Il tema del Dossier di questa settimana è in realtà un anno: il 1982. Si tratta infatti di un anno speciale per il cinema, per la tecnologia, per le arti, l’economia e la società.

L’estate del 1982 vede avvicendarsi sugli schermi dei cinema 5 film che d’improvviso cambieranno l’idea del cinema popolare e del genere fantascientifico: Blade Runner, E.T., TRON, La Cosa, Star Trek. Quello stesso anno il pop inglese esplode con la sua stagione iperpop, viene lanciato il Commodore 64, l’economia americana cresce nel boom del Reaganismo e nella speculazione delle privatizzazioni, mentre l’ottimismo produttivo italiano culla l’idea di una Milano da bere. Se ieri siamo partiti dal cinema, oggi proseguiamo con l’alba di una nuova era dell’intrattenimento: l’era dei videogiochi. Lo facciamo con Matteo Bittanti, artista, scrittore, docente, una delle firme storiche della critica videoludica italiana.