Nel suo secondo mandato, il presidente statunitense Donald Trump rilancia il tema della limitazione o addirittura abolizione dello ius soli, diritto iscritto nella Costituzione degli Stati Uniti (XIV emendamento) che garantisce la cittadinanza a tutti i bambini e le bambine nate su suolo americano. Il 20 gennaio 2025, giorno stesso della cerimonia d’insediamento, Trump ha firmato un ordine esecutivo per limitare l’applicazione dello ius soli, escludendo i bambini nati da genitori non cittadini o senza permesso di soggiorno permanente. La proposta ha però incontrato una forte opposizione politica ma anche legale. Una questione complessa, giunta fino alla Corte Suprema, massima istanza giurisdizionale del Paese. L’ultima audizione si è svolta il 1° aprile, alla presenza – prima storica! – dello stesso Trump.
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Perché lo ius soli è così importante nella storia politica e nella costruzione dell’identità statunitensi? Può un ordine esecutivo firmato da un presidente intaccare un diritto iscritto nella Costituzione USA? E cosa comporterebbe una sua eventuale abolizione?
Ne parliamo con Fabrizio Tonello, americanista e studioso senior dell’Università di Padova, e Raffaella Baritono, professoressa di storia e politica degli Stati Uniti all’Università di Bologna.
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