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Caffè Zimmermann

Donne (1./5)

Epistolario paganiniano

  • Ieri
  • 45 min
  • Sergio Albertoni con Danilo Prefumo
  • Imago Images
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Niccolò Paganini (Genova, 1782 – Nizza, 1840) non fu solamente il più grande violinista del XIX secolo, e forse di sempre. Fu anche un fenomeno storico fuori del comune, che cambiò in modo radicale il modo in cui un grande solista si poneva di fronte al pubblico, creando un modello di show business che oggi è diventato comune. A partire dal 1809, e fino alla morte, Paganini non ebbe in pratica una residenza fissa, ma visse dove lo portavano i concerti che teneva in Italia e in Europa. Solista itinerante e instancabile, scrisse dunque molto, e la sua corrispondenza, oggi finalmente riunita in due grandi volumi editi rispettivamente nel 2006 e nel 2023, costituisce una fonte indispensabile di informazioni sulla sua vita e le sue idee, sulla sua carriera e sul mondo musicale europeo. Anche se viveva lontano dalla sua Genova, Paganini era legato alla sua città natale da parentele, affetti e antiche amicizie, e proprio la parte dell’epistolario legata ai rapporti spesso non facili con le sorelle Nicoletta e Domenica, insieme alle lettere spesso ricche di annotazioni umoristiche inviate agli amici, costituisce la parte più interessante, dal punto di vista umano, di un epistolario che si arricchisce continuamente di nuove acquisizioni. Da queste lettere l’uomo Paganini balza fuori così come era, con i suoi difetti e le sue virtù, senza alcun tentativo di apparire diverso, e sempre con lucida chiarezza e con fulminea e godibilissima icasticità di stile, in un linguaggio in cui all’italiano si mescolano spesso parole desunte dal dialetto genovese.

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