I riverberi del titolo di questa serie di “Caffè Zimmermann” sono quelli che innervano e alimentano il repertorio sinfonico e cameristico dei compositori di ogni epoca e nazionalità a partire dall’ispirazione ai diversi patrimoni folclorici, di tradizione orale, sfruttati per sottolineare il carattere patriottico della composizione o per evocare l’esotismo di luoghi e culture lontane. Dal basso all’alto, potremmo dire, o meglio dalle piazze e dalle osterie alla sala da concerto, il nostro itinerario sonoro si propone di illustrare come il materiale popolare raccolto sul campo si sublima nell’elaborazione più o meno complessa che lo trasforma in sonate, sinfonie e concerti. Un itinerario sonoro che attraversa epoche e stili diversi e che ovviamente è anche geografico, perché come vedremo attraversa i continenti seguendo, in particolare, le rotte del colonialismo europeo.
Nella prima parte del nostro percorso il musicologo Paolo Prato si concentra sull’Europa, mentre nella seconda ci porterà idealmente nelle Americhe, in Medio Oriente e in Asia. La tarantella, il valzer e la mazurka, la musica gitana e il flamenco sono solo alcune delle variegate assonanze melodico-ritmiche e dei molti riferimenti che ritroviamo nelle partiture dei grandi compositori così come in quelli minori che in qualche caso, come quello dell’inglese Albert Ketèlbey e del suo “In a persian market”, sono rimasti nel grande repertorio proprio grazie a questi “riverberi”.
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