Mikhail Gorbaciov guarda l'ora: due minuti dopo annuncerà al popolo le sue dimissioni
Mikhail Gorbaciov guarda l'ora: due minuti dopo annuncerà al popolo le sue dimissioni (KEYSTONE)

Michail Gorbaciov - L’uomo del Cremlino

Originale radiofonico in 15 puntate di Cesare Ferrario e Gianpaolo Tarzi

Da lunedì 28 ottobre a venerdì 15 novembre 2019

Con: Stefania Patruno, Roberto Chevalier, Claudio Moneta, Matteo Carassini
Suono: Thomas Chiesa
Regia di Cesare Ferrario
(PROD RSI – 2019 – Giorzi)

 

La caduta del muro di Berlino: la catarsi di un esperimento antropologico fallito

Di Cesare Ferrario e Giampaolo Tarzi

La fiction radiofonica Michail Gorbaciov - L’uomo del Cremlino ci è sembrata la naturale conclusione di una trilogia, che possiamo definire del “passato prossimo” iniziata con l’ancor oggi oscuro episodio dell’assassino di John Fitzgerald Kennedy e l’appassionante vicenda umana, il “grande sogno”, di Martin Luther King. 

E’ noto che il secolo scorso è considerato dagli storici come uno dei più terribili della storia dell’umanità. Nella sua prima metà, per il numero delle vittime che le due guerre mondiali hanno provocato, nella seconda per l’inimmaginabile nuovo orizzonte degli eventi che hanno modificato le mappe del mondo e il corso delle nostre vite. Nel 1989, con la caduta del muro di Berlino, insieme a quei pezzi di calcestruzzo, divenuti persino oggetti di culto, si sono frantumati i sogni di milioni di uomini, le loro ideologie, le loro passioni, gettando una parte dell’umanità nella disillusione e in una attonita incredulità. A distanza di trent’anni possiamo ben affermare che la caduta del muro di Berlino è stata la catarsi di un grande esperimento antropologico fallito. Come il nazismo prima e il comunismo dell’Unione Sovietica poi, ha dimostrato che la peculiare caratteristica dell’Uomo è quella di amare la propria libertà prima di qualunque costruzione politica e organizzazione sociale. Gorbaciov incarna la figura dell’uomo divenuto sintesi di una sommatoria di eventi storici rispetto ai quali egli si pone come riformatore e, forse suo malgrado, come “liquidatore”: l’Unione Sovietica che andrà in frantumi determinerà un Nuovo Ordine Mondiale.

 Sarà ancora la scrittrice americana Judith Mayer ad aiutarci a capire che la fine dei due blocchi contrapposti, la democrazia occidentale e il socialismo, non ha dato agli Stati Uniti e ai suoi alleati una vera definitiva vittoria, ma solo l’effimera conquista di una tregua che pone nuovamente il nostro sguardo verso l’ignoto rappresentato dalla globalizzazione e dalla tecnologia informatica. Ma il nostro compito di autori si è fermato solo a guardare con occhio distaccato alle vicende di quella che gli storici ormai chiamano l’“Era Gorbaciov”.  Abbiamo voluto analizzare le sue fasi salienti: dalla Galsnost alla Perestroyka, il tragico rischio dell’olocausto nucleare con l’incidente della centrale atomica di Cernobyl, le trame segrete dentro il Cremlino per fermare le riforme volute da Gorbaciov, le macchinazioni americane per affrettare la caduta del gigantesco rivale, le lotte fra i contrapposti servizi segreti per favorire la corsa al potere dell’uno o dell’altro, al di qua o al di là dell’Atlantico.  Non abbiamo voluto esprimere giudizi, lasciando eventualmente all’ ascoltatore la possibilità di farlo, consapevoli però che quell’uomo che la storia ricorda come l’ultimo presidente dell’Unione Sovietica, pur travolto nei suoi sogni infranti, è ancor oggi in grado di insegnarci qualcosa. Di regalarci, nel bene o nel male, qualcosa che il mondo contemporaneo sembra aver dimenticato: la ricerca di un ideale.

 

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