Francesco Gallino, "Tocqueville, il carcere, la democrazia" Il Mulino (dettaglio copertina) (mulino.it/)

Alexis de Tocqueville

di Letizia Bolzani

Due giovanotti europei di buona famiglia intraprendono un viaggio-studio in America. Potrebbe essere una circostanza comune a molti normali casi di oggi, senonché, oltre a partecipare con zelo a cavalcate nelle foreste e a feste in loro onore nei salotti buoni, i due brillanti ragazzi osserveranno acutamente caratteristiche e contraddizioni della società statunitense, e renderanno il loro soggiorno uno dei viaggi più celebri della storia del pensiero politico e sociale.

Loro, ventotto anni l’uno, di poco maggiore l’altro, sono il visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville e l’amico conte Gustave Auguste Bonnin de la Bonninière de Beaumont. Entrambi francesi e magistrati, si fecero approvare dal Ministero degli Interni un ambizioso progetto: recarsi negli Stati Uniti per indagare sul campo il funzionamento dei nuovi sistemi penitenziari, ossia le prigioni “moderne”, che proprio in Pennsylvania avevano preso il nome di penitenziari. Da questo viaggio, svoltosi tra il 1831 e il 1832, scaturì nel 1833 un’opera di filosofia politica molto importante, intitolata: “Le système pénitentiaire aux États-Unis et son application en France”, il cui valore viene oggi un po’ offuscato dal grandissimo successo del capolavoro bestseller di Tocqueville: i due tomi de “La Démocratie en Amérique” (1835 e 1840).

Un recente saggio di Francesco Gallino, intitolato "Tocqueville, il carcere, la democrazia" (Il Mulino), mette in luce le relazioni tra le due opere e mostra come le riflessioni sul sistema penitenziario possano costituire una chiave per comprendere il pensiero politico di Tocqueville.

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