Filosofia e scienza ai tempi di Shakespeare

con Giulio Giorello, di Antonio Ria

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Filosofia e scienza ai tempi di Shakespeare

con Giulio Giorello, di Antonio Ria

In ricordo del filosofo della scienza Giulio Giorello, scomparso all’età di 75 anni, vi riproponiamo questa puntata di Geronimo Filosofia dedicata a Shakespeare e realizzata nel 2016 da Antonio Ria.

Un omaggio ad uno tra i maggiori epistemologi degli ultimi decenni che si era dedicato con particolare attenzione all’indagine delle relazioni tra scienza, etica e politica.

Allievo di Ludovico Geymonat, era stato il suo successore nella cattedra di Filosofia della Scienza all'Università Statale milanese. Ex presidente della Società italiana di logica e filosofia della scienza, collaboratore del Corriere della Sera, responsabile per l'editore Cortina della collana Scienza e Idee, si era laureato in Filosofia nel 1968 e successivamente in Matematica, nel 1978.

Prendendo l’avvio dal famoso monologo di Amleto («Essere o non essere, questo è il dilemma…»), oltre alla grandezza letteraria di Shakespeare, a 400 anni dalla sua morte (avvenuta a poco più di 50 anni, il 23 aprile 1616: era nato nell’aprile del 1564, lo stesso anno di Galileo),  la trasmissione intende mettere in evidenza e approfondire la conoscenza della cultura del suo tempo e in particolare la filosofia e la scienza, che proprio in quei decenni si sviluppava, quasi a determinare una vera e propria rivoluzione scientifica. Già il famoso monologo di Amleto è più determinato dalla ragione che dall’emozione, come afferma in trasmissione il filosofo e matematico Giulio Giorello, che dal 1978 ricopre la cattedra di Filosofia della scienza all’Università degli Studi di Milano. Infatti – nota Giorello – Amleto dà vita ad un dibattito interiore sugli svantaggi dell’esistenza e sulla opportunità di togliersi la vita. C’è ovviamente grandiosità poetica in Shakespeare; ma anche, quanta filosofia, quanta sapienza… E si potrebbe aggiungere: quanto Aristotele e Cartesio… E anche: quanto Galileo Galilei, Copernico, Giordano Bruno. E Giulio Giorello, con vari prelievi dalle opere shakespeariane, svela anche quanto influsso ha avuto la filosofia e la rivoluzione scientifica sulla sua scrittura, sul suo teatro: e in che modo Shakespeare vi ha dialogato, scrivendo e mettendo in scena i suoi drammi, le sue tragedie. Quindi il Cinquecento ha vissuto un’intersezione senza precedenti tra scienza, filosofia, letteratura e arte. E le opere di Shakespeare – nota Giorello – ne sono una convincente dimostrazione. Basta la frase di Antonio a Cleopatra: «Devi allora scoprire un nuovo cielo, una nuova terra». Certo c’è l’eco biblico dell’”Apocalisse”, ma anche l’influsso delle scoperte astronomiche, di Galileo in particolare.

 

INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE DI APPROFONDIMENTO

Per approfondire le tematiche fin qui trattate il primo suggerimento è di leggere o rileggere almeno un’opera di Shakespeare.
Sulle tematiche specifiche della rivoluzione scientifica ai tempi di Shakespeare fondamentale è il recente libro del canadese Dan Falk, The Science of Shakespeare. Un nuovo sguardo sull’universo del commediografo. Una storia lucida della scienza del primo Rinascimento, un’esplorazione affascinante e ad ampio raggio delle conoscenze astronomiche dell’epoca. È un libro che si rivolge a tutti, con una lettura piacevole. Dan Falk, infatti, l’autore, accompagna il lettore in un percorso ricco di eventi attraverso la scienza all’inizio dell’epoca moderna. Ed è anche un modo nuovo e originale per accostarsi o riaccostarsi all’intramontabile William Shakespeare.

Prima emissione martedì 19 aprile 2016

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