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Per una filosofia e un’etica del dolore

Con Salvatore Natoli, di Antonio Ria

GERONIMO Filosofia
Martedì 14 giugno 2016 alle 11:35
Sabato 18 giugno alle 09:00

Già Professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università di Milano-Bicocca, Salvatore Natoli ha dedicato vari libri al dolore, fra cui “La politica e il dolore”, “Dialogo su Leopardi: natura, poesia, filosofia” (Bruno Mondadori), fino a “L’esperienza del dolore nell’età della tecnica”. Del dolore ha fatto un perno della sua riflessione e ricerca filosofica, in particolare sul linguaggio del soffrire: "il dolore diviene sostenibile se diviene dicibile". Secondo Natoli l’esperienza del dolore ha due aspetti: uno oggettivo, cioè il danno che se ne riceve “Nel momento in cui la sofferenza è motivata attraverso la colpa – sostiene – colui che soffre non solo patisce il danno, ma ne diviene anche il responsabile”; e uno soggettivo, cioè come viene vissuta e motivata la sofferenza:

“Il dolore, si dice è universale. Ma è proprio vero che sia così? Un induista soffre in modo diverso da un cristiano, questi, diversamente, da chi non crede. Se così è, l’esperienza effettiva del soffrire è data dalla tensione tra il senso, a cui sempre e in ogni caso si appartiene, e il non senso che il dolore produce. Il dolore infatti lacera la ragione, costringe l’uomo a interrogarsi su di sé. Perché a me? Cosa ho fatto per meritare questo?”.

Interrogativi ai quali il filosofo italiano risponde in trasmissione, illustrando il suo pensiero sia dal punto di vista storico-filosofico, sia dal punto di vista etico, attualizzando gli eterni interrogativi al tempo presente, l’età della tecnica. E dentro questa meditazione sul dolore è maturata anche la sua riflessione sulla felicità, concentrata nel suo libro “La felicità. Saggio di teoria degli affetti”.

APPROFONDIMENTI BIBLIOGRAFICI

Per approfondire le tematiche storiche, filosofiche ed etiche affrontate col filosofo Salvatore Natoli, utile è la lettura del suo libro “L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale”. «La parola efficace della tecnica – egli scrive – per un verso ha alleviato il dolore ma per un altro può creare delle condizioni di vita per cui la stessa tecnica controlla il dolore senza togliere la malattia, creando così un’esistenza prolungata. Questo accade a partire dal Settecento, ma ancor più nel corso dell’Ottocento, quando la tecnica è stata sempre più associata alle filosofie del progresso».

L’altro libro di Salvatore Natoli, importante per queste tematiche, è “La felicità. Saggio di teoria degli affetti”.

Un filosofo che fa filosofia, dunque, Natoli parlando del mondo, come testimonia ancora un altro suo libro molto interessante che si intitola "Stare al mondo", che significa stare nell’aperto che è spazio del movimento umano, delle sue tensioni e protensioni. Si tratta, la sua, di una sorta di “genealogia della ragione” ed insieme di una “filosofia dell’azione”, in cui il filosofare è, sì, lavoro del pensiero, elaborazione di teorie, ma anche e soprattutto un ethos: un modo di vivere, di impegnarsi nell’esistenza. Come dimostra uno dei suoi ultimi libri intitolato "Perseveranza": quasi una fede, la perseveranza è – nei termini dell’autore – un modo di realizzarsi.

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