Insulto (iStock)

Insulti

di Letizia Bolzani

L’insulto può essere eticamente deprecabile, ma è un fenomeno linguistico che le scienze del linguaggio non possono ignorare. Il linguaggio umano accoglie da sempre parole fatte per offendere, o modalità comunicative che implicano varie tipologie di aggressioni verbali. E forse, come aveva notato anche Freud, è meglio scagliare insulti piuttosto che pietre. Certo, ci sono vari gradi di insulto, vari ambiti a cui esso si riferisce, e vari bersagli da colpire intenzionalmente (l’insulto discriminatorio, particolarmente subdolo, può offendere intere categorie). E naturalmente gli insulti cambiano nel tempo (nessuno oggi insulterebbe qualcuno chiamandolo “gaglioffo” o “furfante”) e nello spazio, a seconda delle culture. L’epoca contemporanea sembra particolarmente predisposta all’insulto, come i media ci mostrano quotidianamente, ma anche nell’antichità non tutte le comunicazioni verbali erano dolci e gentili.

Forse, quello che ci serve, come parlanti, è competenza linguistica. In ogni ambito, visto che, come diceva Wittgenstein, “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”, ma trattando materiale incandescente come gli insulti, ancora di più.

Ne parliamo in questa puntata con il linguista Filippo Domaneschi, docente all’Università di Genova, e autore del recente saggio “Insultare gli altri” (Einaudi).

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