"Kobane calling" di Zerocalcare, Bao Publishing (dettaglio copertina) (baopublishing.it)

Una vita per i disegnetti: Michele Rech, alias Zerocalcare

di Yari Bernasconi

Se è vero (ed è vero) che la cosiddetta “nona arte”, il fumetto, è fra i linguaggi espressivi che più di tutti hanno toccato il cuore dei lettori italofoni negli ultimi quindici anni, tanto da raggiungere un pubblico sempre più vasto e generico, un autore in particolare è venuto alla ribalta in modo a dir poco clamoroso: Michele Rech, classe 1983, in arte Zerocalcare. Basti pensare che proprio quest’anno il fumettista romano ha raggiunto insieme alla sua casa editrice, la Bao Publishing, con cui collabora dal 2012, il milione di copie vendute. Un numero semplicemente vertiginoso per un autore che ha iniziato con le fanzine e le locandine di concerti punk, prima di autoprodursi l’oggi celebre “La profezia dell’armadillo” e prima che il suo blog diventasse un passaggio imprescindibile per qualsiasi appassionato di fumetti. D’altra parte, da “Un polpo alla gola” (ripubblicato quest’anno) a “Dimentica il mio nome” (finalista al Premio Strega 2015) o “Kobane Calling”, fino ai due volumi di “Macerie prime”, ogni sua pubblicazione si rivela puntualmente come un appuntamento centrale dell’annata editoriale italiana. Zerocalcare racconta il suo percorso, la sua sensibilità e il controverso rapporto con il successo al microfono di Yari Bernasconi.

 

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