Riccardo Tesi è uno degli organettisti più famosi, perlomeno in Europa: notissime le sue collaborazioni con Fabrizio De André e Ivano Fossati e nel mondo del folk revival, prima con Caterina Bueno, poi con la riedizione dello spettacolo “Bella ciao” (del quale era direttore musicale), di enorme successo internazionale. E molto altro. Il suo amico dell’adolescenza, Paolo Cesare Zampini, si è diplomato in flauto a Roma ed è diventato un esecutore di primissimo piano nel mondo del cinema, scelto più volte come solista da Ennio Morricone e da altri maestri della musica per il cinema. È anche stato direttore del Conservatorio di Firenze. I due musicisti e i loro mondi musicali si sono incontrati di nuovo, e con l’aiuto di altri colleghi hanno registrato l’album “Camerock”, evidente crasi di “camera” e “rock”, a significare un sound che fonde sonorità cameristiche e ritmi incalzanti. Spiega Tesi nel comunicato stampa della Visage, l’etichetta indipendente che pubblica l’album: “Il team creativo di questo album è costituito da Daniele Biagini, Paolo Zampini e il sottoscritto, l’album è costituito in gran parte da composizioni originali, spesso realizzate a quattro mani, in cui si respirano tutte le influenze che hanno caratterizzato i nostri percorsi musicali e che abbiamo cercato di amalgamare nel modo più coerente e naturale possibile. Non poteva mancare un omaggio ai Jethro Tull da cui tutto è nato! “Living in the Past” è una canzone fortemente simbolica per Paolo e me perché ci riporta alla nostra adolescenza quando passavamo giornate ad ascoltare Ian Anderson e a sognare di diventare musicisti! Un sogno che entrambi abbiamo realizzato in ambiti musicali molto diversi ma… il primo amore non si scorda mai!”
Già, per chi non fosse ferrato nella storia del progressive rock, “Living in the Past” fu la prima canzone in 5/4 sulla scena del rock inglese, pubblicata nel maggio del 1969 su un 45 giri, con una mossa ardita da parte della Island, allora una piccola etichetta britannica. Nel giro di pochi mesi introdurre nei propri pezzi metri additivi come il 5/4, 7/8, 9/8 (nella scansione 2+2+2+3) eccetera divenne un obbligo stilistico (tra i primi seguaci britannici Blind Faith e Soft Machine, anche se negli USA Frank Zappa era stato il pioniere), fino a quando, anni dopo, i King Crimson avrebbero cantato (più o meno): “… e se vuoi divertirti e battere il piede in ventuno ci siamo noi, la King Crimson Band!” (“The King Crimson Barber Shop”, sull’antologia Frame by Frame, 1984). Per “Living in the Past” Ian Anderson e i Jethro Tull si erano basati sulla scansione del 5/4 un po’ meccanica che avevano ripreso da “Take Five” del quartetto di Dave Brubeck (da Time Out, un album del 1959), sul quale i musicisti rock inglesi del ’68-’69 si esercitavano mane e sera. Il brano è compreso, nell’esecuzione di Tesi, Zampini e altri, anche in Camerock, ma nella recensione abbiamo preferito dare spazio alle composizioni originali, e fra di loro quelle che “rockano” di più. Una segnalazione particolare è dovuta a Daniele Biagini – pianista, coautore di molti brani e arrangiatore, che vanta collaborazioni con i Tuxedomoon e Steven Brown – e a Enrico Guerzoni, violoncellista a cavallo tra classica e contemporanea, popular music e jazz.
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