"La belleza" di Lido Pimienta, Anti Records (dettaglio di copertina)
La Recensione

Lido Pimienta, “La belleza”

Una bellezza che viene da lontano

  • Oggi
  • 15 min
  • Giordano Montecchi
  • © anti.com
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Mi convinco sempre di più che il benessere, la vita comoda e certi loro corollari quali il godersi la vita, la noia, eccetera – condizioni, entro certi limiti, sicuramente augurabili –  sono altrettanto sicuramente fattori pochissimo favorevoli allo sviluppo, al fiorire di una musica (e fors’anche di qualsiasi arte) che sia ricca di significato, di umanità, di forza espressiva, di emozioni e che, non da ultimo, sia anche bella. Pensiamo agli ultimi centocinquant’anni. A parte le classifiche della grande industria, da dove proviene la musica, le musiche che più hanno saputo e sanno raccontare, “cantare” al mondo intero, i sentimenti, lo spirito e anche le tragedie di questa nostra epoca? Epoca non so se maledetta, ma felice di sicuro no. Ebbene, vengono quasi sempre da regioni o paesi tormentati da guerre, povertà, criminalità e discriminazioni di ogni genere.

Penso a jazz, blues, tango, fado, flamenco e molto altro, inclusa quella innumerevole schiera che, da incorreggibili colonialisti, etichettiamo come world music.

Lido Pimienta, cantautrice, vive a Toronto da vent’anni, ma è colombiana, nata e cresciuta a Barranquilla che ha il triste privilegio di essere una delle cinquanta città più violente del mondo. Mesi fa ha pubblicato un nuovo album che, oltre a lei, vede protagonista l’Orquesta y Coro de Medellin. Si intitola La belleza. Vi si respira il richiamo potente delle proprie radici indigene, ma anche la volontà caparbia di sottrarsi, di emanciparsi dai tanti ghetti musicali, razziali e di genere che affliggono le periferie dell’umanità.

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