Mali (iStock)

Adolescenti senza giovinezza

di Romano Giuffrida

LASER
Venerdì 07 dicembre 2018 alle 09:00
Replica alle 22:35

 

La maggior parte di loro ha un’età compresa tra i sedici e i diciassette anni, ma le statistiche avvertono che ci sono anche bambini di cinque, sei o sette anni: fanno parte di quel mondo giovanile che, nell’indifferenza dei più, attraversa le nostre città e che, generalmente, viene conosciuto con il nome di “Minori stranieri non accompagnati”, ossia ragazzi in fuga dalla povertà, dalle guerre, dalle persecuzioni o dalle carestie che, affrontando viaggi lunghissimi e altrettanto pericolosi, su barconi o nascosti dentro ai TIR, varcano le frontiere dell’Europa.

In Italia, naturale approdo dell’immigrazione dall’Africa, lo scorso anno sono arrivati quasi sedicimila minori non accompagnati: un numero elevato soprattutto di fronte all’ovvia necessità di garantire la cura, le attenzioni e l’affetto di cui la loro giovane età necessita. L’egoismo di molti, quell’egoismo xenofobo e razzista che caratterizza gran parte del “sentire” del nostro presente, fa sì che il problema venga ignorato o considerato semplicemente una questione di “ordine pubblico”. In realtà questi minorenni senza genitori o altri adulti che si prendano cura di loro, hanno spesso alle spalle situazioni di una tale pesantezza psicologica da renderli vulnerabili e quindi spesso “a rischio” se si trovano a vivere la strada senza le necessarie difese verso un mondo criminale pronto a raggirarli e a sfruttarli. Di questo tema Romano Giuffrida ne ha parlato con Valentina Polizzi, coordinatrice del progetto “Centro civico Zero” dell’organizzazione Save the children e con Annamaria Lodi, presidente della cooperativa “Farsi prossimo Onlus”, ma soprattutto si è fatto raccontare la storia di Bamba Sousoko, ragazzo che a quindici anni partì dal Mali per raggiungere da solo l’Italia.

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